Ferragosto insieme

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Omelia matrimonio Lorenzo e Beatrice

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Il Vangelo di oggi potremo intitolarlo così: “C’è pane per i denti”. C’è pane per chi è affamato. La buona notizia del Vangelo è che c’è pane per i tuoi denti se solo ritieni di essere affamato.
Chi è sazio, chi è già pieno non partecipa del miracolo.
In cosa consiste il miracolo? Consiste nel fatto che la tua fame, ciò di cui senti bisogno per andare avanti nella vita, quell’energia vitale senza la quale la vita si spegne, ha una risposta.
E di cosa hai fame? Di cibo. Sì, anche, ma non ti basta. Porto dentro di te una mancanza. Cos’è la fame se non una mancanza? Mi alzo dalla tavola della vita come se mi mancasse qualcosa… “C’è altro? Il bis, un dolce, il formaggio? Tutto qui? E’ tutta qui la vita?”. C’è in me una mancanza. Potremmo dire, una nascosta tristezza che affiora di quando in quando. Ho bisogno di vita e del suo senso. Ho come un buco che provo a riempire in tanti modi. Ho una bocca insaziabile nella mia anima a cui provo dare tanto cibo: sesso, innanzitutto sperando di sentirmi amato e poi consenso, mendicante del giudizio degli altri, affetto da bulimia di approvazione e stima degli altri, poi denaro, cose, molte cose per sentirmi più sicuro…
Ho fame e ho sete. Mangio e bevo vita, esperienze, contatti, sempre più connesso con gli altri per non perdere niente e invece sconnesso con me stesso, ubriaco di infelicità, fintamente pieno di amici e vuotamente sazio.
Ho conosciuto Beatrice nei suoi 13 anni appena adolescente quando normalmente ciascuno di noi comincia ad accorgersi di avere “denti, ma non il pane”. I denti, quelli di latte sono caduti, ma quelli nuovi vorrebbero mordere la vita e invece afferrano poco. O meglio, azzannano, morsicano, masticano…”Hai tanto. Hai la vita davanti”. Eppure senti che il pane che mangi non ti soddisfa o almeno non pienamente. Quello che hai non ti basta. Non è quello il pane che serve ai denti della tua anima.
Ho conosciuto tanti ragazzi come Beatrice negli anni in cui sono stato a San Lazzaro. L’adolescenza è quella stagione della vita in cui cominci a buttar giù ogni cosa per vedere se il buco si riempie. Per molti è ancora così…e si rimane eterni adolescenti…Fino a quando l’anima comincia a discernere e a comprendere che la vita non può essere vissuta in maniera emozionale…potremmo dire per usare un espressione delle Scritture: “occhio per occhio, dente per dente”. Non si può vivere solo in maniera reattiva alla vita, come a tennis, disponendo però soltanto della risposta. La battuta spetta sempre alla vita. E la vita, coi suoi colpi sul mio viso, i denti me li fa cadere uno alla volta…La sete di felicità, la fame di vita vera, di purezza non può essere saziata dal mettere voracemente dentro ogni cosa, praticando la religione della propria insoddisfazione. L’adolescenza è la drammatica avventura in ci si avverte più acutamente che un uomo e una donna sono esseri mancanti, affamati. Ci si accorge di essere tristi. Niente sazia, se non Dio solo. Beatrice ha scoperto questo. Continua a leggere

Perdono di Assisi – Confessioni

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Il cuore oltre le sbarre

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Il cuore oltre le sbarre

Irene è una brava ragazza. O forse, no. Scuola, casa, chiesa. Insegnante di lettere, amante del proprio lavoro e dei propri studenti. La sua vita sentimentale è invece fatta di illusioni, delusioni, amori non corrisposti. Meglio attendere più che iniziare tristissime storie destinate a svanire nel nulla.
Pietro è un pessimo soggetto. O forse, no. Cresciuto in una bella famiglia, all’età di 13 anni la sua vita prende strade pericolose. Trasgressioni, donne ed errori su errori lo portano a commettere un omicidio. Viene condannato a vent’anni di carcere.
Giuditta Boscagli racconta la storia decisamente avventurosa di Irene e Pietro. Non si tratta di un romanzo, ma di qualcosa che è accaduto. Con grande semplicità, nel suo libro “Il cuore oltre le sbarre” (edito da Itaca), l’autrice narra il sorgere di una storia d’amore coinvolgente, appassionante, innanzitutto perché reale. Una storia d’amore profonda, autentica, pura. E’ la testimonianza che ciò che lega Irene e Pietro, fin dal primo momento, è qualcosa di più. L’incontro fortuito tra i due giovani, un pomeriggio d’agosto al Meeting di Rimini, cambia la vita di entrambi. Nulla sarà più come prima. Un avvenimento destinato a diventare qualcosa di grande, la promessa di una vita insieme. La loro è la storia di un “per sempre” intuito prima ancora che progettato. E’ il punto d’avvio, prima ancora che il suo termine. E’ questa ostinata non riducibilità dell’amore a qualcosa da provare che costituisce il fascino della trama. L’amore non si prova. L’amore si fa, si costruisce nella delicatezza dell’incontro, nella gratuità del dono, nel riconoscimento che l’altro è qualcosa di più.
Si rimane semplicemente travolti dalla bellezza di un racconto che suscita, in chi lo legge, la voglia di vivere una vita così, piena e felice. Non è la conoscenza approfondita della vita o delle abitudini dell’altro a cambiare le cose. E’ l’intuizione che diventa convinzione, istante per istante. Ed è così che entrambi si trovano avvolti da un vortice di sensazioni inspiegabili, “l’unica cosa che gli era chiara era che Irene aveva lasciato il segno, anche se nemmeno lui sapeva spiegarsene la ragione. Irene sebbene l’avesse scombussolato, allo stesso tempo l’aveva rasserenato, sapeva bene che erano sensazioni contraddittorie ma lui le stava provando entrambe”.
La relazione tra i due non è delle più facili. Pietro deve ancora scontare otto anni di carcere. L’unica via possibile per un incontro è la lettera con carta e penna, forma di comunicazione ormai desueta, eppure straordinariamente potente. Le parole si caricano di significato. Le lettere, col trascorrere del tempo, spogliano le anime di entrambi. “Non riuscivano a nascondersi il desiderio di sentirsi, di raccontarsi, di condividere le loro esperienze giorno dopo giorno”. Quella grafia diventa grazia attraverso cui guardare tutto con occhi diversi. Perfino la stanza del carcere non è più un impedimento. “Pietro non era lì e non ci sarebbe stato per molto tempo, eppure le cose erano già cambiate, perché di fronte ad ogni circostanza sentiva di non essere più sola: lui c’era”.
Per quanto assurdo possa sembrare è proprio questa lontananza, la mancanza dell’incontro a generare la presenza dell’altro. E’ un distacco che alimenta il desiderio e li spinge a custodire la memoria dell’altro. E’quell’attesa, casta che rende evidente l’uno all’altro che c’è di più. “Nessun uomo l’aveva mai guardata così, nessuno l’aveva mai desiderata e allo stesso tempo rispettata come quel galeotto”. Irene e Pietro non sono soli. A sostenerli c’è Dio e don Bruno, don Giacomo, un bel gruppo di amici che di Dio ne sono il segno più certo. Entrambi si accorgono che attraverso quello che stanno vivendo si fa più chiaro il protagonista del loro cammino.
Pietro aveva commesso degli errori, ma “nessuno è perduto, nessuno sbaglio è tanto grande da non poter essere perdonato”. Si rende conto di come una cosa così complicata stesse rendendo la sua vita più facile, “è più semplice stare in casa e voler bene ai miei genitori andare a scuola e guardare in faccia i miei alunni senza scandalizzarmi dei loro errori o delle loro fatiche, guardare a me stessa con un po’ più di misericordia”. In fondo il libro racconta una storia singolare per cogliere la speranza che ogni uomo porta con sé, ossia che sia dato a ciascuno la possibilità di essere amato nonostante i errori e la possibilità di amare oltre le sbarre del proprio passato.

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LOTTERIA Musical Don Bosco 4 luglio 2015

estrazione premi lotteria Don Bosco 4 luglio 2015

  1. PERSONAL COMPUTER                   n.         395
  2. BICI PIEGHEVOLE ALLUMINIO    n.       1819
  3. TABLET                                                      n.       1328
  4. TRANCIO DI PROSCIUTTO              n.       1422
  5. MICROONDE 20 LT                            n.       2914
  6. GELATIERA ARIETE                          n.        1776
  7. TENDA IGLOO 2/4 POSTI                n.         263
  8. SALAMI                                                     n.       2712
  9. SALAMI                                                     n.       1418
  10. SALAMI                                                     n.       1841

I premi si ritirano nella segreteria parrocchiale.

Estate Ragazzi 2015

I momenti e le foto più belle di Estate Ragazzi 2015

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Infiorata 2015

Le foto più belle dell’Infiorata 2015

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