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San Martino in Medesano – Festa sull’Aia

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Giornata di confessioni

confessioni maggio

ESTATE RAGAZZI 2015

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ATTENZIONE!

Un gruppo di giovani e un sognatore. I vostri figli e due settimane di avventura in cui scoprire che il vero sogno della vita è vivere la realtà sapendo rispondere a ciò che Dio chiede a ciascuno. Come ogni anno teatro, giochi, il pranzo insieme le gite al mare, all’Acquajoss, la bicilettata, la grigliata al parco…La novità di quest’anno è la notte da sogno per i ragazzi delle medie.

Per l’iscrizione la segreteria apre da martedì 19 maggio fino al 3 giugno 2015, dalle 16,30 alle 19.  
come ogni anno vi aspettiamo numerosi!

Clicca qui per scaricare il VOLANTINO ISCRIZIONE in pdf

Omelia Fabio Orsini

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“Voi, ora, siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà”.

E’ incredibile come la Parola di Dio di oggi, la Parola di Dio presti a Fabio le parole più opportune per ricevere consolazione e pace. Sono trascorsi diversi giorni ormai dalla notizia del decesso e, in questi giorni di eternità, Fabio alla scuola di Gesù buon Maestro ha imparato quanto Gesù ha rivelato a noi e noi gustiamo nella fede. Fabio sta gustando la verità di Dio non più nella fede, ma nella realtà. E ora, come un buon studente ci ripete, prendendo a prestito le parole di Gesù: “Voi, ora, siete nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà”.

Sono parole che non negano il dolore come se la moglie Maria e la figlia Virginia, i genitori Anna e Antonio, la sorella Loredana possano essere consolati. No, nessuna parola umana può arrivare al cuore, all’anima e non apparire, inevitabilmente, falsa. Chi di noi può dire realmente parole di consolazione? Chi di noi può dire “Coraggio”, “Forza”, “Condoglianze” non avvertendo anche la vuotezza di queste parole umane? Tant’è vero che non abbiamo parole, non sappiamo cosa dire. La morte ci rende, improvvisamente, afoni. Eppure, queste parole del Vangelo sembrano poter risuonare anche dalle labbra miti e riservate di Fabio: “Voi, ora, site nel dolore, ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia”. Non sono, infatti, parole di Fabio, ma di Gesù che noi cristiani affermiamo essere vero uomo e quindi veramente capace di soffrire e vero Dio, veramente capace di vincere la sofferenza e la morte.

E cosa dicono queste parole di Gesù? Ci ricordano che sofferenza e morte, due grandi enigmi dell’uomo non sono situazioni definitive. E’ come il dolore di un parto. “Quando verrà alla luce il bambino, la madre non si ricorda più della sofferenza per la gioia che è venuto al mondo un uomo”.

Non si tratta di parole umane, ma di parole di Gesù. Voglio fidarmi di Gesù! Vorrei che uscissimo dal funerale di oggi, non con un dolore che stringe il cuore e l’anima in una morsa insopportabile, ma che ci fidassimo delle parole di Gesù che presta le sue parole a Fabio. “Verrà la gioia. Ci reincontreremo. Solo pregate per me, per la salvezza della mia anima e dalla vicinanza con Gesù vi farò strada nel cammino della vita. Ti sarò padre, Virginia. Ti sarò marito, Maria. In Dio che ha vinto la sofferenza e la morte, sono con voi sempre. In Dio, ci rivedremo. Ogni qual volta pregherete Dio, sappiate che troverete anche me”.

Un’ultima osservazione. Il Vangelo termina con una frase strana. “Quel giorno non mi domanderete più nulla”. Quel giorno… ma ora, sì. Ora, ci sono molte domande a cui non sappiamo dare risposta. E’ normale. Dio ci ha fatti essere curiosi, intelligenti, inquieti, cercatori di senso e di verità. Per questo andiamo a scuola, all’università e sempre ci domandiamo il perché delle cose. Gli insegnanti, i genitori i catechisti sono a disposizione delle nostre domande per offrire risposte, senso per placare l’insopprimibile desiderio di verità che abbiamo riguardo tutte le cose. Eppure, tutti gli insegnamenti che riceviamo mancano del perché ultimo. Che senso ha la vita? Che senso ha la morte? Che senso ha la sofferenza, il male? Che senso ha amare se tutto pare perdersi? A queste domande che pure nascono da quegli stessi cuori inquieti non diamo molte risposte. Come i bambini ti chiediamo “perché?” e ci pare di non avere grandi risposte. Tuttavia, non significa che una risposta non ci sia. Significa che ci hai fatto uomini e non Dio e la conoscenza e il senso di alcune verità non ci è dato di trovarle a buon mercato. Così come a scuola alcune conoscenze le conseguiamo solo dopo un certo lavoro e una certa fatica, così un giorno le avremo e non domanderemo più nulla. Per ora, accetta le nostre inquiete domande e, se è la tua volontà, Signore, sussurra a Virginia, come hai fatto a me, quando poco più grande di lei ho perso la mamma. Sussurra, almeno a lei, alla sua anima, una risposta che le dia pace e luce. Noi che facciamo fatica a credere, continueremo a chiederti “perché Signore?”. Dacci solo la pazienza di attendere una risposta che verrà magari proprio il giorno in cui “vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà”.

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Rogazioni – Messa all’aperto in Via Roma

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25 maggio: salutiamo il nostro Vescovo Carlo

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Il Cardinale Carlo Caffarra lascerà la guida pastorale della Diocesi di Bologna il 01 giugno, giorno del suo 77° compleanno. Arrivò a Bologna nel Dicembre del 2003. Io ero già sacerdote da due anni e devo a lui, personalmente, tante avventure della vita. Nel 2004, infatti, mi fece parroco di San Martino in Pedriolo, dopo soli tre anni come cappellano a San Lazzaro. Ho il ricordo della sua gioia di quel giorno nel vedere tanti ragazzi, tanti giovani. Dopo altri tre anni, mi chiamò a Castel Guelfo. Anche di quei giorni, settembre 2007, ho memoria delle sue parole con cui mi chiese, con timore, di accettare questo nuovo incarico. Senza remore, gli dissi di sì. Il giorno successivo al mio ingresso mi chiamò per chiedermi se avessi dormito. E così fece altre volte, nei giorni seguenti. Non solo io, ma anche il nostro paese e la nostra comunità gli deve molta riconoscenza. È venuto in visita pastorale nel 2011 facendo visita a molti malati nelle loro case tra cui Nicoletta, Enea, Matilde, Enrico, Antonina, Sonia e Simone, alcuni dei quali saliti già al Cielo. Venne una seconda volta a inaugurare il restauro della Chiesa nel 2012 per la quale ha avuto sempre molta attenzione, partecipando della mia gioia ogni qual volta gli portavo notizie sull’avanzamento dei lavori. Infine è venuto nel 2014 per l’anniversario delle 40 ore. Nel numero scorso del bollettino ho pubblicato una sua lettera in merito al ricordo della sua ultima visita. Nel 2013 ha compiuto la visita pastorale anche presso la Parrocchia di Crocetta che nel frattempo mi aveva affidato. Ora, alla vigilia della sua dipartita da Bologna, in attesa di un nuovo Pastore che il Signore ci invierà, gli ho chiesto di venire a celebrare la sua ultima Messa in questa Parrocchia. Con mia sorpresa, immaginandone gli impegni, ha accettato. Lunedì 25 maggio alle ore 20 il nostro Arcivescovo verrà a Castel Guelfo.

È l’occasione per dire GRAZIE ad un successore degli apostoli chiamato ad annunciare nella Diocesi di Bologna il Vangelo di Gesù Cristo. Di questa Diocesi, noi siamo l’estrema periferia ad est. A questa periferia che è Castel Guelfo, il Vescovo Carlo ha voluto molto bene. Noi pure e ci mancherà – non se ne risenta il suo successore – non poter più dire ad ogni Messa: “il nostro Papa Francesco e il nostro Vescovo Carlo”.

 

Il fascino delle cose compiute. E’ morto Don Niso Albertazzi

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“Se guardo al passato non avverto nostalgia, ma il fascino delle cose compiute”, così parlava Monsignor Niso Albertazzi, in un’intervista rilasciata pochi anni fa, nella quale ripercorre le tappe della propria vita, dedicata fino all’ultimo alla sua missione sacerdotale. Una data significativa quella del 1° maggio per dare l’addio a quanti lo hanno conosciuto e amato, ai propri parrocchiani, di S.Giuliano in Bologna dove ieri pomeriggio si è svolto il funerale. Se n’è andato a 87 anni, nella sua abitazione, alle prime luci dell’alba nel giorno dedicato ai lavoratori, lui, uomo e parroco di instancabile zelo. Pochi anni prima, durante il sessantesimo anniversario del suo sacerdozio aveva affermato “non mi sento vecchio ma ancora interiormente efficiente”, a ulteriore conferma della sua totale dedizione al proprio lavoro di uomo di fede, premuroso e lucido nel perseguire il bene della comunità, attraverso il suo impegno concreto tangibile dalla sua biografica, ricca di incarichi e sempre nuovi traguardi. Grande l’attaccamento, da lui stesso più volte rimarcato, al proprio paese di origine, Castel Guelfo, dove da bambino vestiva l’abito del chierichetto, e che ora ne accoglie le spoglie. Un guelfese con le idee chiare e dalla maturità precoce se a soli 18 anni decide di entrare in seminario. Dopo l’ordinazione, all’età di 22 anni, con deroga del Vaticano, per la giovane età, diviene cappellano a Sasso Marconi, dove ha la sua prima grande occasione per adoperarsi per la comunità portando a compimento la grande opera di ricostruzione di chiesa e cappella andate distrutte dalla guerra. Poi è la volta di Renazzo, divenuto parroco nel 1957, darà prova delle sue doti non solo pastorali ma anche organizzative e gestionali, dalla realizzazione del complesso sportivo, alla ristrutturazione del teatro, alla conduzione di due scuole materne. Continua a leggere