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276° Anniversario delle 40 Ore

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Intervista a Lorenzo

 

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Lorenzo Falcone il 21 aprile presenterà la sua candidatura al sacerdozio. E’ un passaggio importante nella vita di un giovane che sente di dover rispondere ad una chiamata. Io stesso ricordo questo giorno come un momento di grande gioia e trepidazione. Da questo momento, il cammino di questo giovane della nostra comunità a cui tutti vogliamo un grande bene diventa più certo. Lorenzo è entrato in seminario ormai quattro anni fa. In questo tempo, ha verificato l’intuizione iniziale. Lo ha fatto sperimentando nella preghiera, nella vita di fraternità, nell’obbedienza ai suoi superiori, nel distacco dalle cose care, nel servizio ai più poveri…Con la candidatura, questa intuizione diventa una convinzione. Da ora, tutta la comunità sente il cammino di Lorenzo come il proprio. Da ora, il dono fatto a Lorenzo è un dono anche nostro. Al dono, ci viene affidata anche la responsabilità.
Attraverso questa intervista, vogliamo conoscere un po’ meglio chi sia Lorenzo.

1 – Lorenzo, sei in seminario da qualche anno, ma in realtà sei molto giovane.  Hai preso questa decisione subito dopo la maturità. Puoi raccontarci qualcosa di te?
Con grande piacere! Mi sembra bello poter dire qualcosa alla comunità che mi ha visto nascere e crescere, e alle persone che ormai da qualche anno non mi vedono più molto spesso girare in paese in bicicletta.
Prima del mio ingresso in seminario nel settembre 2011, la mia vita si è svolta tutta nel nostro bel paese, spostandomi solo da via Medesano a via Basoli quando avevo 8 anni. La parrocchia è stata da sempre la mia seconda casa, ed è stato sotto lo sguardo del Sacro Cuore che ho mosso i primi passi nella vita di fede. Guidato da don Attilio, a 4 anni ho cominciato a servire all’altare, ed è stato in questo servizio che ho cominciato a gustare tutta la bellezza dello stare con Gesù. Questo desiderio di stare con Lui è cresciuto negli anni, nella vita ordinaria della comunità, e così dopo essermi diplomato al Liceo delle Scienze Sociali di Imola, ho fatto il “grande passo”. Avevo 19 anni ed ora ho da poco compiuto i 23.

2 – Don Attilio mi pare sia stato una figura importante, decisiva. Cosa ti ha colpito della sua figura sacerdotale?
A don Attilio debbo molto, e ancora oggi tra me e lui c’è un legame profondo.
Ai miei occhi è sempre stato l’uomo di Dio, e da bambino desideravo essere come lui, perché la sua personalità trasmetteva serenità.
Tra le tante belle qualità di don Attilio, ne ricorderei tre in particolare: la semplicità, la gioia, e la disponibilità verso chiunque.

3 - In seminario, hai incontrato altri preti. Ognuno con la sua personalità, la sua umanità e la sua fede. Che idea ti sei fatto del sacerdote?
Mi viene in mente un’immagine del Vangelo, quella dell’uomo che trova un tesoro nascosto in un campo e vende tutto per poterlo avere. Per me, il prete è quest’uomo che avendo trovato il Tesoro,
decide di vivere per quello, non tenendo per sé la ricchezza che ha trovato, ma passando la vita a condividerla con gli altri.

4 – Com’è la vita di seminario?
Mi piace pensare al seminario come un luogo in cui si cresce sia umanamente che nel rapporto con il Signore, in una vita fatta di preghiera, di studio e di vita con gli altri compagni.
Oltre ad essere un luogo, è forse principalmente un tempo privilegiato di ascolto e di maturazione. Questo per me è il secondo anno che vivo risiedendo nella parrocchia di San Matteo della Decima, con il parroco don Simone, e dove svolgo un po’ di servizio come educatore, dopo essermi recato tutte le mattine in seminario per gli studi. Credo che sia una grande ricchezza che si aggiunge al mio cammino.

5 – Dunque, stai trascorrendo la tua vita in una comunità che ti ha accolto e che tu stai conoscendo e amando. La vita del sacerdote diocesano è coinvolta dentro la vita della gente, della storia di giovani di coppie, di anziani, di persone che non trovano lavoro e ancor più il senso della vita. Perchè ti affascina la vita del sacerdote diocesano e non la vita religiosa,  più ritirata e attenta alla vita di preghiera?
Qui per rispondere, occorre richiamare un’altra figura a me molto cara, che non ho mai conosciuto di persona, ma solo tramite le persone che ancora oggi conservano un ricordo straordinario di lui: don Luciano Sarti. Tutta la sua vita è stata una preghiera vivente ed un totale servizio per la gente.
Quando torno a casa, spesso mi fermo al Santuario di Poggio a pregare sulla sua tomba e chiedere la sua intercessione.
Rapporto con Dio e con le persone: questo è ciò che desidero!

6 – Abbiamo parlato di San Matteo della Decima. E Castel Guelfo? In cosa sei stato educato nel tuo cammino umano e cristiano dalla tua comunità d’origine?
Castel Guelfo ha e avrà sempre nel mio cuore un posto privilegiato! Provo una grande gratitudine verso tanti guelfesi che per me sono stati autentici testimoni fede e di servizio, ma in modo particolare dalla mia comunità di origine sento di aver ricevuto l’amore per Gesù Sacramentato. Siamo vicini alle 40 ore, l’evento più caro alla nostra comunità, che nella sua forma singolare ha contribuito molto a far crescere in me il desiderio di amare e servire Colui che si merita tanta bellezza, e potergli dire “Te stesso mi hai
dato, me stesso ti do!”

7 – Con la candidatura, il tuo cammino diventa ufficiale. La Chiesa accoglie la tua decisione di intraprendere con decisione questo percorso. Molti altri giovani invece fanno fatica a prendere decisioni. Perchè? Cosa consiglieresti ad un giovane? Cosa è servito a te per prendere una decisione?
Sono sicuro che tutti i giovani come me hanno nel cuore il mio stesso desiderio di felicità, di spendere al meglio la propria vita, ma credo che molto spesso ci sia timore di prendersi un impegno per la vita, e così si preferisce vagare senza una meta da un’esperienza all’altra. In verità la ricetta della felicità ce l’ha indicata Gesù: fare della propria vita un dono per gli altri. Questa è la cosa meravigliosa! Non c’è persona al mondo che non possa decidere di vivere mettendo a disposizione tutto ciò che di buono, di bello, ha ricevuto da Dio.
Cosa è servito a me? Ho cercato di fidarmi in Colui che mi ha dato tutto, ed è l’esperienza della Sua generosità che mi dona coraggio e fiducia nel futuro, anche di fronte alle fatiche. A tal proposito mi capita spesso di pensare alle parole che don Attilio una volta mi ha scritto: “Lorenzo, seguendo Gesù la strada che porta alla meta è in salita. La forza te la da Gesù e una volta giunto alla meta… la gioia è immensa!”

Camminare insieme – Bollettino parrocchiale Marzo 2015

bollettino marzo 2015 pdf  Clicca qui per scaricare la versione in pdf

Uno sguardo verso l’alto

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Un pomeriggio d’estate di due anni fa, mentre mi trovavo a dare una mano ad un confratello nell’appennino bolognese, il cardinale si è fermato a Castel Guelfo. Ad accoglierlo c’erano don Ambrogio e don Giorgio. Il Cardinale desiderava vedere i lavori della canonica di cui aveva sentito ben parlare. Rimasi dispiaciuto di non aver mostrato personalmente i lavori compiuti in questi anni dalla canonica alla chiesa parrocchiale. Don Giorgio poi, mi riferì una frase dell’Arcivescovo che mi lasciò stupito: “Dite a don Massimo di rimuovere l’altare e di celebrare all’altare maggiore”.

Sono passati quasi due anni da allora. Non era una decisione semplice per me e per la comunità. Sapevo che in fondo la Messa è la Messa, ma non avevo mai celebrato, in tanti anni di sacerdozio, nella stessa direzione in cui guarda l’assemblea. Alla prima occasione, ne parlo direttamente con il Cardinale per capire meglio. Nel frattempo, penso, guardo, rifletto, studio, mi confronto…

Da qualche mese, nella nostra parrocchia la Messa viene celebrata all’altare maggiore. Perché? Provo a dare qualche risposta alle domande di tanti ben consapevole che ciascuno ha le sue idee, i suoi “mi piace” o “non mi piace”. In un Consiglio pastorale, ho dato le ragioni di questa mia decisione che giudico temporanea non fosse altro che non nasce da un intento ideologico, ma dal desiderio di scoprire se davvero questa soluzione liturgica favorisca o meno una maggiore devozione nella celebrazione.

Innanzitutto, mi sono confermato che non cambia niente. La S. Messa è e rimane la stessa. Semmai sono alcune accentuazioni che variano, ma – si sa – la vita è fatta di sfumature…Nella nostra parrocchia, nei giorni feriali, si celebra “normalmente”. Nella parrocchia di Crocetta che pure mi è stata affidata si celebra nel modo in cui ci siamo abituati negli ultimi decenni. La Messa è la stessa. Come dice il Cardinale nella lettera: “La celebrazione all’altare maggiore nulla toglie alla riforma liturgica (…) al contrario potrà accrescere la vostra attiva partecipazione ai Divini Misteri ed educarvi a volgere il vostro sguardo e la vostra vita a Dio”. “Volgere lo sguardo a Dio”. Ecco, la sfumatura.

In secondo luogo, mi sono ritrovato a rimuovere più volte l’altare mobile per esigenze varie. Ad esempio, ogni anno ospitiamo due/tre concerti di musica o rappresentazioni sacre. Anche in occasione delle Cresime o Comunioni il numero dei bambini rende opportuno che siano collocati sul presbiterio. Così come per alcune celebrazioni è necessario spostare l’altare… Eppure, l’altare non è un oggetto qualsiasi. Non può essere qualcosa di posticcio. Avendo un altare, bello e solenne già esistente perché, nel nostro caso, non impiegarlo?

Infine, c’è una ragione liturgica. Ogni Messa esige un orientamento, quantomeno spirituale, se non addirittura fisico, della celebrazione. Nessuno dà le spalle ad altri, ma tutti convergiamo verso la Croce di Cristo. Ora questo orientamento sottrae il sacerdote da una centralità liturgica e pone Dio al vertice dello sguardo. Il celebrante si pone semplicemente come il mediatore tra il popolo e Dio a cui rivolge la preghiera. Il sacerdote è un ponte tra Dio e gli uomini.

Quel che mi muove, in tutte le cose, oltre al suggerimento del nostro Vescovo, è lo sguardo verso Dio, è custodire questo sguardo e sostenere lo sguardo di tutti verso Dio.

Lettera del Cardinale Caffarra alla comunità parrocchiale di Castel Guelfo

lettera cardinale

lettera cardinale intera

 

Uova di Pasqua

Scuova di Pasqua Tutti a scuova 2 (1)

Vocabolario cristiano: L’Altare

Ho letto diversi articolo del prof. De Meo.
Non lo conosco, ma decido di mettermi in contatto con lui.
Vive a Napoli. E’ professore all’Università Europea di Roma e cura il Master “Architettura e Liturgia”. E’ un esperto in materia.
La conversazione con lui è ampia. La sua competenza in materia e la sua passione lo rendono un interlocutore autorevole.
Gli chiedo uno scritto da poter pubblicare sul bollettino parrocchiale sulla questione dell’altare.
Per ragioni di spazio non riesco a pubblicare l’intero suo contributo. Sul Blog, invece, è possibile dare il giusto risalto al lavoro che ha voluto dedicarmi. E’ anche l’occasione per ringraziarlo per aver condiviso con me una preoccupazione artistica e liturgica e aver trovato in lui un incoraggiamento.
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Programma delle 40 Ore

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