Bollettino maggio 2016

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Omelia 25 aprile 2016

Cari parrocchiani, Signor Sindaco e quanti siete presenti in questa giornata così preziosa per la storia del nostro paese, sono presente solo con queste righe. Sono contento che la Santa Messa della liberazione sia celebrata da Don Simone sacerdote cinese, per tre ragioni:

– Innanzitutto per la stima che ho nei suoi riguardi.

– In secondo luogo perché il suo Paese è occupato da una cinquantennale dittatura di impronta comunista che ben ricorda gli anni della dittatura fascista e della mancanza della libertà. Chi meglio di lui, meglio di don Simone, può pregare Dio per la liberazione del suo Paese e ringraziare Dio per la nostra liberazione?

– Infine, perché Don Simone è straniero e la nostra liberazione viene da uno straniero. Mi spiego, senza per questo voler fare una noiosa pagina di storia. Sappiamo tutti che la guerra mondiale ebbe, come atto iniziale, un patto tra Hitler e Stalin noto come il patto di Molotòv-Ribbentrop con il quale Germania e Unione Sovietica si spartivano la Polonia, ad ovest invasa dai nazisti, ad est dai comunisti. Continua a leggere

Confessioni 23 aprile

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1 Maggio 2016

Festa del lavoratore 2016

Le 40 ore 2016

Le Quarant’ore 2016

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Il meglio del Nuovo Musical di Don Bosco

I momenti e le foto più belle del Nuovo Musical di Don Bosco

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Medjugorie 2016: le lacrime per regalo

Medjugorie 2016: le lacrime per regalo

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Sono le 4,30 ed è la mattina del 2 aprile. Mattina presto, dunque. Doveva essere più o meno quella l’ora in cui le donne di cui parlano le pagine dei vangeli andarono presso il giardino dove era stato deposto il corpo di Gesù. E’ un’ora in cui il buio prevale, ma già percepisci che non durerà molto. La luce che ancora non avverti già estende la sua potenza. Ciò che viene avvolto dall’oscuro, inghiottendo tutte le cose, comincia a svelarsi. Mi stupisco come un bambino. Le cose sono. Il buio non esiste. E’ solo assenza di luce. E quando la luce affiora, il buio restituisce la realtà. Succede così anche quando un velo di tenebra copre le circostanze della vita. Si vede solo nero. Succede. E ci prende paura. Non si è più capaci di vedere. Occorre ricordarsi che la realtà c’è e la luce che la illumina pure. Scendo dalla mia stanza d’albergo, consegno la chiave sotto la moderna forma di un badge (siccome da anni frequento alberghi, case d’accoglienza e ritiri..ho imparato che è il più facile e innocente dei furti è…trattenersi la chiave della camera), appoggio le valigie nella hall e mi guardo attorno. E’ la mattina della partenza. Sono stati giorni di grande pace, perfino di riposo. Non c’è nessuno. Fuori c’è una persona che fuma. La porta scorrevole si apre automaticamente dandomi quell’illusoria potenza di esserne l’artefice. Luciana sta fumando serenamente. “Buon giorno, non c’è nessuno?”, domando. “Salve, la colazione è alle 5”. Capisco che ho sbagliato orario. Pensavo che le 5 fosse l’ora della partenza. Fa freddo. A quell’ora, alle 4,30 del mattino, fa freddo. Le donne dei Vangeli non solo camminarono al buio per raggiungere il sepolcro, ma l’aria a quell’ora della notte doveva essere fresca. Chissà quali scialli avevano addosso? Rientro. Con un saluto silenzioso mi congedo da Luciana lasciandola ai pensieri che una sigaretta sa generare e con un colpo di mano, come di chi è padrone di aprire e chiudere le porte, non solo dell’albergo, sosto dinanzi alla vetrata. Non si muove. La mia autorità è vana. La mia forza è immaginaria. La mia vanità si sgonfia nonostante volteggi con le mani e mi avvicini sempre più verso il vetro fino ad arrivarci contro. L’orgoglio un po’ bambino di essere capace con un colpo di direttore d’orchestra di spalancare una porta di vetro si smorza. Occorre il badge. La porta non scorre. Si può uscire, ma non si può più entrare fino a quando l’albergo sarà pienamente in funzione. Sorrido. Ho sbagliato orario, non c’è nessuno e sono infreddolito. Mi dirigo verso il sepolcro.

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