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CAMMINARE INSIEME – Bollettino parrocchiale Gennaio 2014

bollettino gennaio 2014

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“Uscire”. Papa Francesco apre la Settimana Santa

Parole forti quelle del Pontefice alla sua prima udienza generale, parole semplici, dirette che proiettano i cristiani ad essere sempre “casa per tutti”. Lo scenario è piazza San Pietro con circa 15.000 persone. Moltissimi i giovani presenti da diverse parti del mondo 

9542646,300Gioia e partecipazione alla prima udienza generale di papa Bergoglio, che anche ieri è voluto passare con la jeep tra la gente e salutare da vicino tanti, tantissimi. Accanto a me un piccolo gruppo di siks, con i loro turbanti neri, si godono la scena.

Le prime parole della catechesi di papa Francesco, interrotte da un applauso, sono per Benedetto XVI di cui, dice, raccoglie il testimone «con grande riconoscenza e venerazione». Nelle prossime udienze riprenderà il ciclo sull’Anno della Fede, dice, ma questa volta intende soffermarsi sul significato della Settimana Santa. E lo declina in modo originale.

Riecheggia una parola precisa, a lui cara: uscire. Occorre «uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio». Racconta di questo Dio che, per primo, è uscito da se stesso per venire a vivere in mezzo agli uomini, fra noi, «per portarci la misericordia», «che salva e dona speranza». «Anche noi – ha aggiunto –, se vogliamo seguirlo e rimanere con Lui, non dobbiamo accontentarci di restare nel recinto delle novantanove pecore, dobbiamo uscire, cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana». Papa Francesco vuole essere capito e quindi lo ripete: «ricordate bene: uscire da noi, come Gesù, come Dio è uscito da se stesso in Gesù e Gesù è uscito da se stesso per noi».

E continua «Gesù ha parlato a tutti senza distinzione tra grandi, umili, ricchi, poveri, deboli, ebrei, pagani, samaritani»,«ha vissuto le realtà quotidiane della gente più comune: si è commosso davanti alla folla che sembrava un gregge senza pastore; ha pianto davanti alla sofferenza di Marta e Maria per la morte del fratello Lazzaro; ha chiamato un pubblicano come suo discepolo; ha subito anche il tradimento di un amico».  E ricorda quella frase memorabile «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20) per sottolineare che «Gesù non ha casa, perché la sua casa è la gente, siamo noi. La sua missione è aprire a tutti le porte di Dio, essere la presenza di amore di Dio». 

Nella Settimana Santa «viviamo il vertice di questo cammino, di questo disegno di amore che percorre tutta la storia dei rapporti tra Dio e l’umanità». E aggiunge «ciascuno di noi può dire “Mi ha amato e ha consegnato se stesso per me”».

Questo, ha detto, «è un tempo di grazia che il Signore ci dona per aprire le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie – che pena, tante parrocchie chiuse! –, dei movimenti, delle associazioni, ed “uscire” incontro agli altri, farci noi vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. Uscire sempre! E questo con l’amore e la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione». E poi l’augurio a tutti di «seguire il Signore con coraggio, portando in noi stessi un raggio del suo amore a quanti incontriamo».

Papa Francesco, dal sagrato di Piazza San Pietro, ha lanciato il suo primo appello internazionaleper la guerra civile che dilania la Repubblica Centrafricana, perché «cessino immediatamente le violenze e i saccheggi, e si trovi quanto prima una soluzione politica alla crisi che ridoni la pace e la concordia a quel caro Paese, da troppo tempo segnato da conflitti e divisioni».

Poi, a udienza conclusa, sull’account @pontifex un nuovo tweet, sintesi della sintesi: «Rimanere con Gesù esige uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario», destinato, in nove lingue, agli oltre 4 milioni e mezzo di followers.

28-03-2013  di Victoria Gómez
fonte: Città Nuova

CAMMINARE INSIEME – Bollettino parrocchiale Marzo 2013

Camminare Insieme versione definitiva

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Comunicato Stampa del Cardinale

Caffarra Benedetto XVI

Sulle annunciate dimissioni del Santo Padre Benedetto XVI, il 13 febbraio, al termine della S. Messa del Mercoledì delle Ceneri, S.E. il Cardinale Carlo Caffarra ha letto il seguente testo:

Cari fedeli, penso che vi debba una parola d’illuminazione, di conforto e di consolazione riguardo al momento che la Chiesa sta vivendo dopo le dimissioni del Santo Padre.

Egli, in primo luogo, ancora una volta, con questo gesto ci ha donato una limpida testimonianza di umiltà evangelica. Giunto alla certezza di coscienza, davanti a Dio, di non essere più in grado di svolgere il suo servizio, ha preferito il bene della Chiesa a se stesso. E’ stato il vero pastore che, come Cristo, non ha ritenuto la sua dignità un tesoro da custodire gelosamente, ma vi ha rinunciato per il bene della Chiesa. Sono scelte che sconvolgono, perché contestano la logica del potere mondano.

Ma non posso sottacere il fatto del turbamento che ha colto molti di voi, cari fedeli che sentite la Chiesa come la vostra casa, la colonna e il fondamento delle supreme certezze della vita, in un mondo dove perfino le evidenze originarie si stanno oscurando.

Ripeto a voi tutti ciò che ho detto ieri sera ai numerosi giovani che hanno iniziato la Scuola della Fede. Chi ha usato l’aereo lo sa bene. Durante un volo tranquillo, può accadere di attraversare una grave turbolenza e si giunge perfino ad aver paura di cadere.

Forse abbiamo avuto questa impressione. Ma non abbiate paura. Il pilota è straordinariamente capace: è Cristo risorto che guida la Chiesa. Non solo, ma è un pilota da cui dipendono anche le turbolenze, e le può far cessare in ogni momento.

Mi piace terminare con un passo del commento che un grande Padre della Chiesa fa alla pagina evangelica della tempesta sedata: “non era possibile che i discepoli perissero, dal momento che era con loro l’Onnipotente; pertanto, Cristo si leva in piedi, Lui che ha potere su tutto, e seda la tempesta e l’impeto dei venti” [S. Cirillo d’Alessandria].

Non temete, dunque, e non si turbi il vostro cuore. Siamo con Cristo, e questo ci basta. E pregate per noi Cardinali, perché nell’elezione del nuovo Pontefice siamo guidati esclusivamente dall’amore vero verso la Chiesa, e non da ragioni antievangeliche di potere.

Il Papa e le Ceneri. Pensieri di un parroco di campagna.

L’inizio della Quaresima è uno di quei giorni che più di altri chiede di guardare a che cos’è il cristianesimo. Questo giorno ci introduce in un tempo che culmina nella passione, morte, sepoltura di Cristo. “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì, fu sepolto” recita il Credo. Noi ci avviamo per una strada di giorni che conduce alla croce di Cristo. Eppure, questa è la sua vittoria. “Discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò da morte”. La Croce è la sua Gloria. Ciò che appare la fine, è l’inizio della vita nuova. All’origine del cristianesimo non c’è un’affermazione di potenza, ma una sconfitta. Non un possesso, ma una rinuncia. Non un guadagno, ma una perdita. San Paolo direbbe “Tutto considero spazzatura, una perdita pur di guadagnare Cristo”. La croce di Cristo è una sconfitta, una rinuncia, una perdita eppure è la Gloria del Padre. In quella croce sono appesi i nostri nomi. In quella croce sono appesi i nostri peccati. In quella croce è appesa la nostra salvezza.

Quest’affermazione assurda per cui dalla morte ne scaturisce la vita, dalla croce la vittoria, dalla rinuncia il guadagno prende il nome di paradosso. Il cristianesimo corre sul filo di un paradosso, ossia un fatto il cui significato contraddice ciò che appare.  Il paradosso è una verità opposta a ciò che comunemente crediamo. Noi cristiani siamo chiamati a credere diversamente da ciò che crede il mondo. Il mondo crede che il potere sia possedere, il cristianesimo, a partire dalla croce di Cristo, crede che sia perdere. Il mondo crede che vero guadagno sia prendere, il cristianesimo crede sia lasciare. Nell’anno della fede, rinnoviamo questa paradossale certezza.

Mi ha fatto bene entrare nella Quaresima perché ho potuto rielaborare un profondo sconforto, se non addirittura dolore, dovuto alle dimissioni del Papa. Confesso che sono rimasto smarrito e sgomento. Ho avuto paura (in realtà sono ancora pieno di timore) e mi sono sentito abbandonato. Il Papa non è il capo, il principale dell’azienda Chiesa. Il Papa è un padre. Lo chiamiamo Santo Padre. Il Papa non è un accidente della vita del cristiano. Non è un elemento marginale o irrilevante. E’ elemento decisivo perché il cristianesimo è il seguire Uno. La fede non è qualcosa di impercettibile e intangibile. E’ seguire Uno. E quest’Uno si manifesta nella Chiesa che nel Battesimo mi fa incontrare Gesù e poi, nell’ascolto della Sua Parola e della parola del Magistero mi accompagna ad una piena conoscenza di Cristo. Forse dovremmo tutti aver sentito un senso di smarrimento perché se viene meno chi sta davanti come facciamo a sapere di camminare bene? Il Papa ci sta davanti come segno di Cristo buon Pastore. Guadando a lui, uno sente le parole che Gesù rivolge a Pietro – “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno” – sono vive e vere. Ascoltando la sua parola, uno ha la certezza di ascoltare la Parola. Continua a leggere