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Castel Guelfo Cracovia GMG

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JMJ 2011 – I ricordi più belli

Firmes en la fé – GMG 2011 MADRID

Erano i giovani che alcune settimane fa hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù e all’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI.
Riviviamo l’esperienza passo dopo passo.

 

Camminare Insieme n°4 – Settembre 2011

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JMJ MADRID – L’articolo su Avvenire

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MADRID 2011 – Il racconto dei nostri al rientro

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JMJ 2011 – Le immagini più belle

Esta es la juventud del Papa

Esta es la juventud del Papa

Nel  1997 al termine di un’intensa e spossante settimana parigina con i giovani del mondo, mi ero detto – giovane seminarista – “Mai più una GMG”.

E ho tenuto fede a quel proposito. Nel 2000 non sono stato a Roma in occasione della stupenda GMG del Giubileo. Ho mancato deliberatamente nel 2002 Toronto e Colonia nel 2005. E infine, ho saltato nel 2008 Sidney.

A Madrid, sì. Ho ceduto. E’ stata la premura verso i ragazzi a farmi recedere dal proposito antico. Ai 31 ragazzi di Castel Guelfo che hanno accolto la provocazione  si sono accostati anche 30 giovani di Trento che con noi han condiviso questa indimenticabile esperienza. Francesco, il capogruppo di Trento, ha scritto qualcosa su questa avventura che qui riporto.

Mi limito a dare qualche ulteriore nota.

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Il giorno dell’arrivo del Papa le strade si sono ricolmate di gente che con una gioia incontenibile lo hanno atteso per ore cantando mentre la gente dai balconi, sopperendo alla mancanza di organizzazione, ci buttava gocce d’acqua per stemperare il caldo del sole e del contatto fisico con la folla.

Mi domandavo: “Chi attendono questi giovani? Per chi sono arrivati qui? Per chi hanno compiuto sacrifici? Per il Papa? Per un uomo? E che cosa ha da dare quest’uomo? Che cosa può dare di così prezioso da meritare l’attesa, l’arrivo, la gioia di tanta gente?

Mi sono venute in mente le parole che il Manzoni mette in bocca all’Innominato nella notte dell’inquietudine, dopo il sequestro di Lucia. Questi, infatti, sente un
baillame giù per le strade e, avendo inviato un bravo a domandare cosa stesse
accadendo, impara che è arrivato in città il Vescovo e tutti corrono da lui.

“Per un uomo! Tutti premurosi, tutti allegri, per vedere un uomo! E però ognuno di costoro avrà il suo diavolo che lo tormenti. (…) ma cos’ha quell’uomo per render tanta gente allegra? Qualche soldo che distribuirà così alla ventura… Ma costoro non vanno tutti per l’elemosina (…)Oh, se le avesse per me le parole che possono consolare! Continua a leggere

GMG – Giovani, Magnifiche Giornate ci attendono

Le ha “inventate” Giovanni Paolo II.

La prima a Roma nel 1986. Poi a seguire Buenos Aires 1987, Santiago di Compostela 1989, Częstochowa 1991, Denver 1993, Manila 1995, Parigi 1997, Roma 2000, Toronto 2002, Colonia 2005 e Sydney 2008 (quest’ultima alla presenza di Benedetto XVI).

I giovani hanno sempre risposto in  modo, via via, più appassionato e numerosi.

In realtà, è Cristo a chiamare, ma come sempre accade, è il successore di Pietro ad esserne il portavoce, e i giovani rispondendo a Pietro, in realtà, rispondono a Cristo.

Castel Guelfo 13/8/2011 – In partenza per la GMG

Tre mi sembra possano essere le chiavi per comprendere l’avvenimento a cui 30 giovani guelfesi (cui si associano 30 trentini amici di lunga data) assieme a don Massimo si apprestano a vivere a Madrid, sede dell’appuntamento della GMG 2011.

In stazione, pronti, via...

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I giovani mettono a tavola Castel Guelfo

Don Alberto Luccaroni – intervista

Dieci anni di sacerdozio: don Alberto.

 

Polonia 2011 - 10° anniversario di ordinazione - Don Alberto con Virginia

 

 

Dieci di sacerdozio vanno festeggiati. In primo luogo, per rendersi conto di come le intuizioni giovanili, alla prova della convivenza quotidiana e l’usura a cui sono sottoposte tutte le cose, siano divenute delle convinzioni. Tutto è più saldo e più cordiale. La vocazione, ogni vocazione, è il mistero e la gioia più grande. E’, cioè, che ci corrisponde. E’ cioè ciò che fa balzare il cuore di un giovane, desideroso di vita, e fargli dire: “questa è la strada!”. E’, in definitiva, il riconoscimento della letizia della propria vita. A maggior ragione, se ciò che a cui si aderisce è Uno che non si vede. Eppure lo è si è visto, al punto da conoscere bene la strada da prendere. Eppure lo si è sperimentato al punto da renderlo presente con la propria verginità. Eppure lo si è abbracciato al punto da testimoniare nella povertà di non aver altro bene che Lui. Lo si ascolta cosicché il proprio io, nell’obbedienza, è sottoposto alla sua Signoria. Il mistero lieto e buffo di una vocazione religiosa sta in questa contraddizione: nel vedere Colui che non si vede.

Sono grato a Dio, infinitamente. E lo sono, non solo, perché ad un certo punto ho compreso questo, ma perché se non avessi incontrato, nei giorni feriali del mio tempo, persone con lo stesso sguardo affascinato da Cristo, forse, non avrei, fino in fondo, corrisposto.

Domenica 20 febbraio viene a celebrare la S. Messa, don Alberto. E’ il primo tra i miei compagni di classe di Seminario a passare dalle nostre parti. E’ mio desiderio farvi conoscere, in questo anno di festa e di gratitudine, quegli sguardi che, a suo tempo, Dio mi ha posto accanto perché mi fosse, più semplice e lieto, confidare in Lui.

Alberto entra in Seminario appena terminato il Liceo. E’ il più giovane di una classe che conta 18 seminaristi. Appartiene alla Diocesi di Faenza. Dopo l’ordinazione, del 2001, viene mandato a studiare a Roma e consegue il dottorato in Diritto Canonico. Ora, è postulatore della causa di Padre Daniele Badiali, responsabile Pastorale giovanile di Faenza, cappellano della sua stessa parrocchia d’origine. Anche lui, come me, ricorda il decimo anno di sacerdozio.

Dove e quando hai percepito per la prima volta che il Signore ti chiamava alla vita sacerdotale’?

Ricordo chiaramente che, quando frequentavo la terza media, un sabato pomeriggio durante il classico incontro di catechismo in parrocchia il nostro parroco don Veraldo venne a farci un saluto, come ogni tanto succedeva. Non ricordo assolutamente nulla di quello che ci disse (a volta ci parlava di un santo, chissà…), ma ricordo chiaramente la sua conclusione: “E voi, avete mai pensato che qualcuno di voi potrebbe diventare un prete o una suora?”. Io non ci avevo proprio mai pensato. Ma a partire da quel giorno iniziai a tenere presente questa idea, come se davanti a me avessi due porte e fossero entrambe aperte: avrei potuto sposarmi, o avrei potuto farmi prete. Le due cose erano alla pari per me; mi dicevo che da grande avrei scelto. Per tutti gli anni del iceo le due porte sono sempre state aperte, poi alla fine ne ho scelta una! Continua a leggere

GMG – Roma Tor Vergata 2000