LETTERA DI PASQUA 2013


Lettera alla Comunità Pasqua 2013

Carissimi fratelli e sorelle,

buona sera!

E questa è davvero una sera buona, una notte buona, una notte bella, una notte potente e luminosa.

“Questa  è la notte che salva, su tutta la terra, i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e della corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei Santi. Questa è la notte in cui Cristo spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro (…). Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno e sarà fonte di luce per la mia delizia”.

Ho da pochi giorni terminato il pellegrinaggio nelle vostre  case (anche se molte sono le famiglie che non ho ancora visitato) e, in esse, ho portato un piccolo cero, segno del grande cero che questa notte ha illuminato le tenebre. Là dove capitavo di sera, facevo spegnere le luci di casa e al buio, infranto dalla sola piccola luce del cero, pregavamo insieme, in un clima molto suggestivo.

Quella luce l’ho portata nelle case perché non si spenga la fede in Dio, unica nostra speranza in questo tempo oscuro di crisi, di frantumazione di tante certezze, di peccato, di incomprensioni e di tanta solitudine, di divisione e di rivendicazioni.

La luce della fede non annulla il buio ma l’oscurità non fa più paura. Persino il buio della morte viene illuminato dalla fede in Cristo.

Quel cero continuate ad accenderlo quando viene buio della sera e pregate insieme, il Simbolo Apostolico, il Credo o anche semplicemente  il Padre nostro. Accendete quella luce perché i sepolcri della nostra vita, quelle situazioni di morte e di tenebra in cui non da tre giorni, ma da mesi, anni, decenni siamo sepolti, siano vinti dalla luce della fede.

Accendete quel cero e raccoglietevi attorno per tutto il periodo di Pasqua, magari prima di cena, per riscoprire al chiarore della fede e della preghiera, la comunione della vostra vita nuziale e familiare. La luce della fede vinca quei sepolcri in cui è confinato l’amore di un tempo, ora pressappoco, poco più che un amore fraterno in cui ciascuno dei coniugi vive una vita a sé; vinca il sepolcro del fraintendimento e dell’accusa reciproca e faciliti,  nel silenzio e nella preghiera, il sorgere di desideri nuovi, di un ricominciamento; vinca tante solitudini consumate dentro a computer che sono sepolcri nei quali la pornografia e il gioco d’azzardo mortificano l’amore e l’entusiasmo, il coraggio e l’intraprendenza.

E anche i giovani e i ragazzi vittime scelte di questa stagione complicata e incerta, rischiano – come ha ricordato Papa Francesco in questi giorni – che venga loro rubata la speranza e scelgano l’anestetico di una qualche ubriacatura che sia d’alcool o un sesso che non appaga, perché l’amore non è possesso, ma dono. Il mondo ci allunga, illudendoci, ceri senza stoppini! Ci accende di passioni tristi. E noi siamo sempre più al buio

Anche voi giovani, accendete quel cero, cercate Dio, rinnovate la fede in Uno che ha fiducia in voi.

Quel cero che ho portato nelle case è segno di questo grande cero pasquale al quale un giorno i nostri genitori e padrini hanno acceso la candela del Battesimo, la “porta fidei”, la porta della fede attraverso la quale siamo entrati nell’amicizia con Cristo. Riaccendete il desiderio della fede.

Ma non siamo passati da quella porta per rimanere all’ingresso. Siamo passati oltre quella porta per dirigerci verso il Paradiso.

“Fides quid tibi praestat? Diceva l’antico rito del Battesimo. “Che cosa ti serve la fede?”. E il padrino, a nome del bambino, rispondeva “Vitam aeternam”. La fede, che abbiamo simbolicamente acceso con il battesimo, per la morte e risurrezione di Cristo, ci apre al destino eterno.

“Nessun vantaggio per noi essere nati, se lui non ci avesse redenti”. Nessun vantaggio vivere, se non entriamo nella vera vita, la vita eterna nella comunione con il Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo.

Carissimi amici,

ringraziamo Dio che ha suscitato per aiutarci ad accendere la luce della fede, prima Papa Benedetto, umile e mite uomo di fede e maestro nell’annunciare la gioia della vita cristiana e ora, Papa Francesco pastore che avvertiamo semplice e vicino quasi fosse il parroco del mondo.

La Chiesa non sono i Papi, ma la fede non è solo un fatto personale, è un cammino che ciascuno deve fare, insieme a chi ha incontrato lo stesso Signore. Il Papa è davanti a noi e per questo l’abbiamo guardato con gioia ed emozione affacciarsi al balcone, ma è davanti a noi per stare dietro a noi e spingerci nel cammino che porta a Dio, al Paradiso.

Quest’anno, carissimi, non è stato un anno semplice. I lavori della canonica, così come il trasloco, non sono stati affatto lievi e tra scelte economiche ed architettoniche mi accorgo di essere stato rapito nella mia serenità e dedizione alla vita pastorale. La Pasqua non può non essere l’occasione per chiedere scusa a chiunque sia stato ferito dal mio affanno e dalle mie preoccupazioni, ma allo stesso tempo, l’occasione per benedirci reciprocamente, come Papa Francesco ci ha insegnato da subito.

Uscire dai sepolcri significa uscire dal nostro orgoglio e tornare a desiderare le cose più belle e più vere.

Il viaggio in Africa compiuto quest’estate e alcune esperienze vissute in questi mesi mi hanno aiutato a rimettere al centro Cristo e il desiderio di Dio.

In questi giorni, il Cardinale mi ha assegnato una nuova mansione. Non so bene cosa mi aspetti, sicuramente la gioia di un servizio alla Chiesa di Bologna e al medesimo tempo, un peso di responsabilità ulteriore.

Ad ogni modo, nulla di così grave. Il Cardinale avrà pensato che avendo finiti i lavori bisognava tenermi occupato…

Il cammino della nostra vita comunitaria va avanti. Ci sono due appuntamenti che mi preme ricordarvi sin da ora.

Il 7 aprile vivremo la convocazione a Castel S. Pietro per la Festa Diocesana della famiglia. Non ci sarà la S. Messa al mattino, se non quella delle 8, per raccoglierci tutti con le nostre famiglie, attorno al Cardinale, per la S. Messa della ore 11,30.

Il 1 maggio vivremo una festa in onore di S. Giuseppe con l’intento di onorare, in special modo, i lavoratori e i papà.

Cristo, luce del mondo, ci faccia uscire con lui dalle tenebre e dall’ombra della morte, per farci luce a chi cammina accanto a noi!

Il Parroco

don Massimo

pdf Clicca qui per scaricare la lettera in formato pdf

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...