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Omelia di saluto di don Massimo

Un Vangelo d’Avvento, fatto di un’attesa bruciante, a tratti angosciosa. L’attesa può essere anche violenta.
“Già la scure è posta alla radice degli alberi…”
Ne ho fatto esperienza in questi giorni, a partire dal 13 novembre quando feci pubblica la volontà dell’Arcivescovo di trasferirmi e la mia libera scelta di aderirvi.
Ogni giorno, con un’intensificazione continua, ho avvertito la violenza dolce e commovente di questa scure posta alla radice di questa mia esperienza umana, cristiana, pastorale in questa terra. Penso che come me, molti abbiamo trascorso giorni in attesa di questo giorno.
Ciò che sta avvenendo, tuttavia, non può essere vissuto solo a livello delle emozioni umane, né ridotto a qualcosa di personale. Questa circostanza è un dono fatto da Dio a me, a questa comunità: un dono per comprendere la bellezza di appartenergli, di edificare la Chiesa, di lavorare per l’unità, di servire il Regno.
“La scure è posta alla radice” dice il Vangelo questa sera consegnandoci una parola severa, intensa. Non c’è tempo. Stanno giungendo i giorni della verità, quelli in cui si “raccoglierà il frumento nel granaio” e verrà “bruciata la paglia nel fuoco inestinguibile”. Ci sono giorni in cui realizzi: “Quanto tempo mi rimane per amare?”, “Quanto tempo mi resta per fare quello che devo fare?”. Non è vero che ho sempre del tempo. Questi giorni hanno il sapore anche del rammarico perché fanno emergere quello che non si è fatto, le occasioni perse, le persone a cui non si è prestata attenzione… Continua a leggere

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Omelia 1 dicembre – presso zona industriale ditta Berardi

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Vorrei iniziare ponendo a principio delle mie parole una parola più grande e più vera di tutte le successive parole che questa sera condivideremo.

“Rendete grazie al Signore perché è buono perché il suo amore è per sempre”.

Questa sera il Signore, nelle parole del Salmo, ci invita a rendere grazie, cioè ad attivare quella dimensione umile di riconoscere di aver ricevuto. Ho detto umile perché ringraziare è solo di chi non si appropria di meriti, capacità, mezzi, possibilità, talenti, opportunità. Solo l’umile, in fondo, può dire con verità “Grazie” perché riconosce in altri la ragione della propria condizione e in un Altro, con la A maiuscola, la natura più profonda del proprio essere.
E’ vero o non è vero che quello che quello che possiamo fare è sempre per l’aiuto, la collaborazione, la correzione, il coraggio, l’intuizione di altri? Quante persone sono protagoniste, ognuno col proprio ruolo, del percorso di vita che stiamo percorrendo?
Io stesso sono qui a ringraziare ciascuno di voi per questo pezzo di strada compiuto. Continua a leggere

Omelia Cristo, Re dell’Universo

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 35-43)
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio. tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Oggi, festa di Cristo Re si conclude l’anno liturgico, ossia il tempo scandito dagli avvenimenti accaduti in Israele 2000 anni fa a partire da Gesù Cristo, figlio di Maria, figlio di Dio. L’Incarnazione, la nascita, il Battesimo di Gesù, l’annuncio del Regno dei cieli, il suo arresto, la sua Passione, la sua morte, disceso agli inferi, la sua Pasqua di Resurrezione, la sua Ascensione si compiono, come in un culmine, nella festa di oggi.

Da tre parole del Vangelo prendo spunto:

1- “Il popolo sta a vedere”.

Si tratta di un vedere di chi assiste. Non sempre vedere, significa cogliere la realtà fino in fondo. La direttrice della Rai Monica Maggioni ha detto a proposito delle elezioni americane: “Noi abbiamo interpretato la realtà, ma non l’abbiamo vista”. Succede di vedere la realtà, anteponendo alla realtà una nostra precomprensione. Altre volte, capita di vedere la realtà come impallati…Uno parla, uno davanti mi parla, lo vedo, ma è come se fossi distante mille miglia… Continua a leggere

Omelia 2 novembre al Cimitero

Omelia 2 novembre

“Devo ancora preparare l’omelia per domani”
“Ogni anno racconti della visita al cimitero con tuo nipote Giovannino e i tuoi fratelli.”
E’ vero. Ogni anno inizio dando la mia testimonianza su quest’appuntamento straordinario, tra i più belli e commoventi dell’anno, primo fra tutti perché si fa di tutto pur di viverlo insieme.
Ieri peraltro avevo tre pesti di nipoti che hanno corso in su e in giù per il bellissimo cimitero di Bologna volendo assolutamente vedere la tomba di Lucio Dalla e di Angiolino Schiavio, centravanti del Bologna tra i più prolifici goleador della storia del calcio italiano e gridando, di tanto in tanto: “Zio Chicco, questo signora si chiama Bramante. E questa Vallona. Che nome è Vallona?!”
E così, tra un Genovieffa con la “i” un Nemesio abbiamo anche riso ….
La visita, in realtà, è una straordinaria occasione per ripassare alberi genealogici, vicende di guerra, episodi provvidenziali, ma soprattutto ricordare fatti, aneddoti relativi ai nonni, agli zii.. solo dalla mamma è sceso il silenzio cimiteriale e insieme abbiamo recitato il Credo e pregato il Padre Nostro e l’Eterno Riposo.
Un altro luogo in cui la preghiera è più raccolta è stato quando siamo passati davanti un gruppo di loculi con moltissimi fiori…. “Zio Chicco, questi sono i bambini”.
Ho ripensato al racconto di Ilaria e Mattia alla Festa della Famiglia e al bene che vi sia nel cimitero, un luogo dove deporre i fiori, ma anche il proprio lutto per i bambini morti troppo presto, ma anche per i bambini non nati, morti nel grembo di donna il cui dolore sembra non interessi nessuno….
Un angelo custode e via… la cosa singolare, almeno quest’anno, è stato che lungo il cammino del tutto casualmente, ci siamo imbattuti in tombe di conoscenti, vicini di casa, amici… “Hei, hei … fermi… guardate qua…”
I morti non sono mai solo un fatto privato.
I morti – non ci avevo mai pensato – non sono soltanto oggetto di preghiera e devozione dei familiari.
I morti non sono una proprietà privata.
I morti sono di tutti.
Che bello pensare che come noi ci siamo imbattuti nell’immenso cimitero di Bologna in figure, persone, conoscenti riconoscendoli oltre che dal nome, dalla foto, così molti studenti di mia mamma, anche fortuitamente, l’abbiano riconosciuta!
Quante preghiere possiamo rivolgere gratuitamente per i cari che non sono nostri, ma che, in questo luogo, sono di tutti! Continua a leggere

Omelia Festa della famiglia 2016

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Dal Vangelo secondo Luca Lc 16, 19-31
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:  «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.  Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.  E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”». 

 

Un problema, tra i tanti, che questa parabola solleva è uno. Indietro non si torna.Un uomo, lo chiameremo Epulone, non si accorge di un altro uomo, Lazzaro. Se non avesse pietà, sarebbe un uomo duro, cattivo, egoista. La verità è che non se ne accorge. Di Lazzaro, si dice che era lì fuori di casa sua, bramoso di sfamarsi delle briciole che cadevano dalla mensa di Epulone, ma non si dice che Epulone lo trattasse male. Semplicemente non lo vede. Gli è indifferente, lui e sue necessità.
Quando entrambi muoiono e uno è all’inferno e l’altro è nel seno di Abramo, ecco che lo vede. Ma ormai è tardi. Non si può tornare indietro. Magari si potesse!!
Chi di noi non vorrebbe tornare indietro e mettere a posto le cose, riparare gli errori del passato, non dire le parole che hai detto, non fare quello che hai fatto? Chi di noi non pagherebbe pur di poter tornare indietro e chiedere scusa o accettare le scuse che ti sono state rivolte e che hai rifiutato? Ormai, è tardi. Avresti voluto un altro figlio, avresti voluto essere più coraggioso, avresti voluto prendere decisioni che non hai preso o cogliere occasioni che ti sono state offerte e che per paura non hai colto. Senza necessariamente pensare all’inferno che è una possibilità reale che il Vangelo non trascura di ricordarci, io vorrei rammendare il mio passato, riparare i miei errori, evitare di averli commessi… Continua a leggere

Omelia 25 aprile 2016

Cari parrocchiani, Signor Sindaco e quanti siete presenti in questa giornata così preziosa per la storia del nostro paese, sono presente solo con queste righe. Sono contento che la Santa Messa della liberazione sia celebrata da Don Simone sacerdote cinese, per tre ragioni:

– Innanzitutto per la stima che ho nei suoi riguardi.

– In secondo luogo perché il suo Paese è occupato da una cinquantennale dittatura di impronta comunista che ben ricorda gli anni della dittatura fascista e della mancanza della libertà. Chi meglio di lui, meglio di don Simone, può pregare Dio per la liberazione del suo Paese e ringraziare Dio per la nostra liberazione?

– Infine, perché Don Simone è straniero e la nostra liberazione viene da uno straniero. Mi spiego, senza per questo voler fare una noiosa pagina di storia. Sappiamo tutti che la guerra mondiale ebbe, come atto iniziale, un patto tra Hitler e Stalin noto come il patto di Molotòv-Ribbentrop con il quale Germania e Unione Sovietica si spartivano la Polonia, ad ovest invasa dai nazisti, ad est dai comunisti. Continua a leggere

Omelia mercoledì delle Ceneri 2016

Possiamo ripetere come San Paolo: “Ecco, ora il momento favorevole. Ecco, ora il giorno della salvezza”. Se questa parola vale per ogni Quaresima, dovremo intenderla al quadrato per questa Quaresima incastonata dentro al Giubileo della Misericordia. “Ecco, ora il momento favorevole al quadrato”.

Per questo il Santo Padre nel documento con cui indice l’Anno Santo del Giubileo scrive: “La Quaresima di questo Anno Giubilare sia vissuta più intensamente come momento forte per celebrare e sperimentare la misericordia di Dio”.

In che modo diciamo favorevole? Favorevole in che senso?
Provo ad indicare alcuni pensieri. Continua a leggere