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“MIRACOLI” DI AGNOLI F. E TANEL G.

Resurrezione Lazzaro

Giotto – La Resurrezione di Lazzaro

Miracolo. Si parla ancora di miracoli.

In copertina, la resurrezione di Lazzaro che Giotto ha realizzato nella cappella degli Scrovegni a Padova. Al centro, maestoso, il Cristo che con un semplice gesto della mano richiama alla vita l’amico Lazzaro, fetido, avvolto da bende nauseabonde. Lo stupore e l’indignazione, la meraviglia e lo scetticismo, la fede e la perplessità si mescolano sui volti dei personaggi attorno alla scena principale. Nella piccola immagine pittorica di Giotto c’è tutta la posizione dell’uomo su Dio e la possibilità di un suo agire, straordinario, tra gli uomini.

Miracoli

“MIRACOLI” di Agnoli Francesco e Giulia Tanel

“Miracoli” (ed. La Fontana di Siloe, 2012, pag. 133, euro 14) è un libro a due mani, quelle di Francesco Agnoli e Giulia Tanel. Due mani come quelle che occorrono all’uomo per riconoscere “l’irruzione  del soprannaturale nella storia” che, del saggio, ne è anche il sottotitolo.

La  prima è quella della razionalità. L’uomo, dotato di ragione, non può non cercare attraverso quest’attributo che lo distingue tra gli animali il senso di ciò che vede, constata, verifica. Non può non ricondurre dentro un orizzonte di senso tutto ciò che è e accade.

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INTERVISTA A RITA ZUCCHINI

Rita ha 23 anni. Il sorriso è quello di una ragazza furba. E’ un volto sornione e buffo. Gli occhi sono quelli di un cartone animato giapponese. Un manga. Ha un foulard al collo nonostante ci sia già una temperatura primaverile.  E’ laureanda in scienza dell’educazione sociale. Da qualche mese ha intrapreso la via della consacrazione verginale. Appena terminata la serata trascorsa a testimoniare la sua fede e la sua scelta radicale mi confida: “Ora che ho conosciuto questa strada, avrei voluto percorrerla molto tempo fa…Mi chiedo come mai tante ragazze non entrano. Eppure, non mi sono mai divertita come ora. Sono libera. In pace.” Rita ha sempre vissuto la sua fede nella piccola parrocchia di San Biagio a Poggio Grande, frazione di Castel San Pietro Terme. “Un’isola felice” dice lei. Con lei c’è Lorenza, una ragazza di 34 anni. Anche Lorenza, cresce in un contesto fortemente caratterizzato dalla fede. “La mia famiglia ha dato alla Madre Chiesa molti sacerdoti e sorelle”. Eppure, la fede incontrata e ricevuta in famiglia ha bisogno di molti passaggi e testimoni prima di raccogliersi in una risposta. “Per me è stato decisivo trovarmi in un vicolo cieco in cui tutto ciò che mi ero costruita mi è parso all’improvviso niente. Mi sentivo infelice. E così ho preso sul serio Cristo. Ora che l’ho rincontrato non lo mollo più”. E’ odontoiatra. Collabora in attesa di definire in maniera definitiva la sua scelta in noviziato.

A Rita ho posto alcune domande perché quello che ha trasmesso ai giovani raccolti in canonica per la settimana comunitaria che da tre anni si tiene sia offerto anche a chi ieri sera non era presente. Nelle risposte si avverte il profumo di chi è innamorata e ha incontrato uno per il quale vale la pena dare la vita. Ad un certo punto, le scappa detto la parola che in un contesto di giovani, anche se cattolici, non è bene pronunciare. “Clausura”. Dopo un primo momento di imbarazzo risponde: “In effetti, anche a me faceva un po’ paura quest’ipotesi perché mi sentivo, mi sento attratta dalla vita attiva, ma se uno è di Cristo non ha paura  a donargli la vita intera e neppure la clausura fa più paura. In effetti, con quel sorriso, Rita non ha nulla da temere. Piuttosto, ha molto da dare e da dire.

Rita Zucchini

1.      La fede. Sembra qualcosa di “inutile” o per lo meno di astratto. La parola fede ci suggerisce qualcosa di indefinibile. Qualcuno definisce la fede come un salto nel buio, altri una certezza, altri vedere ciò che non si vede… Cos’è la fede per te?

Dunque… la fede è innanzitutto un dono che riceviamo, ma è anche la mia risposta all’incontro con Gesù. Si tratta di un atto di fiducia,.. per usare una metafora la fede è come una candela accesa in una stanza totalmente buia. Nonostante la dominanza del buio, la piccola candela con la sua luce fioca ma fedele, permette di intravedere qualche superficie, qualche oggetto, qualche luccichio,… così è la nostra fede, non può vedere il Mistero come una stanza illuminata a giorno, ma può far intravedere e gustare qualche presenza. Solo quando saremo accolti in paradiso quella candelina lascerà spazio alla vera Luce che non tramonta e noi potremo vedere le meraviglie di quella stanza!

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“C’è del buono… anche a Castel Guelfo…”

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E’ trascorsa una settimana. Sette giorni da quando siamo tornati. Sette giorni, un tempo sufficiente per atterrare a casa. Eppure, sette giorni mi sembrano pochi…Non è tanto il famigerato mal d’Africa, quanto piuttosto la fatica a riprendere seriamente il contatto con la realtà, il rapporto con il quotidiano, il legame con il caso serio della vita di tutti i giorni.

Qualcuno lo aveva paventato. Eravamo all’aeroporto di Istanbul. Stanchi dalla notte insonne trascorsa a Nairobi. L’aereo alle 3 della notte ci aveva costretto ad uscire dalla bellissima residenza delle suore appena dopo cena. D’altra parte, non potevamo pretendere che venissimo accompagnati in aeroporto a notte così inoltrata. Sr.Maria Pia, nel frattempo, con tenacia tipicamente femminile, aveva regalato ad ognuno 20 chili di valigie in più. “Suora, mi sono informata direttamente dalla agenzia di viaggi. Ventichili è il nostro massimo carico più il bagaglio a mano”. Noi ci eravamo attenuti a quelle indicazioni. Ventichilipiùbagaglioamano….”Strano”. Risponde Sr. Maria Pia, veterana della tratta Nairobi – Bologna passando per vattelapesca chissà quale aeroporto di scalo…”No, suora, guardi…è così”. Il dialogo avvenuto nei giorni precedenti la missione non ha, evidentemente, arreso l’imbelle religiosa. E così, giunti a Nairobi per l’ultimo scorcio della nostra presenza africana, ci ha accolto il sorriso sornione di Sr.Maria Pia, come di chi ne sa una più del diavolo…“Vi ho preparato una valigia a testa. Sono andata direttamente alla compagnia aerea. Quarantachili.” Quaranta non più venti. Venti valigie non più dieci. Quarantachilipiùbagaglioamano…

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IL DONO E’ LA VITA

“Il tema è vago ed io lo intendo a modo mio”. Il tema è “La vita è un dono”.  A parlare è don Andrea, sacerdote della Fraternità S. Carlo.
Ha 36 anni e un modo baldanzoso di stare davanti a decine di genitori che riempiono il salone della Scuola Materna dove solo qualche ora prima i loro bambini hanno giocato.
Nell’orecchio mi sussurra: “Caspita, ma questo è bello che siano in tanti, di lunedì sera…”
La serata vuole essere un incontro tra adulti che stanno in cammino e sono aiutati nel loro essere genitori.
“Io insegno in una scuola e la cosa mi piace perché nell’educare l’altro vengo educato io stesso” – esordisce don Andrea.
“I ragazzi vedono che non sono perfetto ma che sono in cammino.”

 Questa premessa consente a tutti di togliersi di dosso quella patina imbarazzante che ci riveste quando siamo in presenza di un professore. Don Andrea pare essere a colloquio con noi. La sua cordialità e la sua simpatica discrezione attrae, da subito, la nostra attenzione. Pur essendo lunedì sera!
“La vita è un dono vuol dire che la vita è bella, è positiva. L’uomo nasce con questa percezione che la vita è un dono. Come quando una ragazza in cima ad una montagna dice: Don, ma che bello! Come si fa a pensare che Dio non ci sia?”
Don Andrea intreccia la sua riflessione di racconti e di episodi. “Eh, sì perché se la vita è un dono si presuppone un donatore.”
“Certo, poi siccome esiste il male, sembrerebbe che divenire adulti significhi smettere di pensare che la vita sia un dono. Che la vita sia una delusione, una fregatura. Come quando Leopardi scrive “O natura, o natura, perché non rendi poi  quel che prometti allor? perché di tanto inganni i figli tuoi?” come a dire, quando si è giovani la vita ti promette, ma poi si rivela una gran fregatura…”. Continua a leggere

8 marzo: Festa delle Donne – Un morbo chiamato amore

 Oggi, 8 marzo, si festeggia la Festa delle donne.

In questi 101 anni  si sono  avvicendate conquiste, vittorie, sconfitte e tanto altro ancora. Le donne sono “la metà del cielo” ma il lavoro di tante donne rimane nascosto, sconosciuto,  ma vitale, importante e prezioso.

In proposito ripropongo un libro  L’ULTIMO DONO, che parla di DONNE .

Ebola. Il nome mi ricorda qualcosa. Quindici anni fa, giornali e televisioni ne parlarono. Non ricordavo le suore. E’ incredibile come il male prevalga anche sulla memoria. Il male attecchisce meglio. Le suore che poi erano la ragione per cui nei telegiornali si parlava di questi fatti e per cui, di fatto, ci si è adoperati per contenere l’epidemia, le avevo trascurate. Rilasciate.

Ebola e le suore Poverelle di Bergamo. Sei suore italiane uccise in meno di un mese da questo misterioso virus che colpisce, svanisce per poi tornare quando non si sa.

La storia di queste donne è commovente e il lavoro di Paolo Aresi (L’ultimo dono, ed. Queriniana) rende ragione della memoria del bene. E’ di questo che abbiamo bisogno. E’ della possibilità di essere veri anche nel male. Dio sa quanto ne ho bisogno. Ho bisogno di sapere che è possibile vivere in un modo diverso. Nuovo. Non altra ragione ha la lettura di un libro come questo. Certo anche a ricordare. Non a fare cronaca della memoria, ma memoria, attraverso la cronaca, di una fedeltà, di un coraggio, di una dedizione, di una comunione, di un servizio, di un amore esagerato. Ho bisogno perché porto anch’io, in una condizione di vita estremamente diversa, di affermare che la vita è più bella, decisamente più affascinante, se vissuta così. Per Cristo e per gli altri. Per l’Amabile Infinito, come lo chiamano tra loro, e i più poveri tra i poveri. Continua a leggere

GIORNATA DELLA VITA

  LA VITA E’ UN DONO (Renato Zero) 

 La vita è un dono. E’ qualcosa che non appartiene al nostro fare, ma al nostro ricevere. I figli non si fanno, si hanno. Io non sono un essere fatto, ma ricevuto. Tutto in me dice che io sono un essere ricevuto. Ho ricevuto non solo la vita biologica, ma anche i tratti somatici, il temperamento, la fede dei genitori, un certo modo di vedere la realtà…Ricevo persino, attraverso l’ereditarietà genetica alcune malformazioni che, magari, scoprirò molto tempo dopo esser nato. Anche quelle fanno parte del dono. La vita si riceve. E ciò che di grande, di bello, di immenso, si riceve, è un dono. Questa è la prima e fondamentale coscienza del vivere.

La vita, cioè, esige di essere riconosciuta non come un atto di “merito” o “di buona volontà”, né tantomeno un atto di sfortuna, di colpa” o di “peccato”. Certo sappiamo che le situazioni in cui nasciamo non sempre sono le migliori. Può accadere addirittura che il mio nascere sia il germogliare di Continua a leggere

Piccolo “Regalo” per il Don

Esco allo scoperto volentieri caro Don Massimo. Per i tuoi primi 3 anni a Castel G vorrei condividere con te un piccolo “regalo”.

Nell’Aprile 2001 eravamo in viaggio di piacere in USA. Viaggiando in treno da Boston a New York incontrammo, James Napoli, un americano di origini Italiane. Scattò una certa simpatia reciproca e scoprimmo il suo mestiere di autore e regista. Ci invitò per la sera stessa ad un festival di cinema dove il suo corto venne proiettato (e successivamente premiato!).

Dopo anni di ricerche infruttuose ho ritrovato (viva Youtube!!) il suo corto. Condividerlo mi pare un regalo, che spero apprezzerai, per diversi motivi:

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