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Lettera del Cardinale Carlo Caffarra

I beni che passano e quelli che restano

Lettera del cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, alle popolazioni colpite dal sisma

Carissimi fedeli, carissimi sacerdoti, carissimi religiose e religiosi, desidero partecipare alcune riflessioni a voi che siete stati colpiti dall’immane tragedia del terremoto. Spero che questi miei pensieri siano di consolazione e di conforto nel grande dolore che state vivendo. Sono sicuro che riflettendo su quanto accaduto siete rimasti colpiti e come storditi dalla constatazione della fragilità di tutto il nostro mondo. In pochi minuti avete visto coi vostri occhi secoli di storia e di lavoro spazzati via. Ma soprattutto avete sperimentato quanto sia fragile, breve, fugace la nostra vita.
In questi giorni sicuramente siete stati investiti da domande drammatiche: perché è accaduto? I sismologi, per quanto sanno, possono darci le ragioni geofisiche. Ma la vostra domanda ha un altro significato: quale senso hanno i nostri giorni di fatica e di dolore? Ma, alla fine, un senso ce l’hanno? È questa domanda che, sono sicuro, attraversa il vostro cuore.
Mentre mi aggiravo per le vostre case; mentre parlavo con voi e vedevo non raramente i vostri occhi pieni di lacrime, risuonavano dentro al mio cuore le parole che il Signore ci ha detto: «Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla. È stabile per sempre» (Salmi, 125 [124], 1). Ma mi dicevo: anche la terra però vacilla ed è instabile; anche le montagne! «E si scuotono le fondamenta della terra (…) Barcollerà la terra come un ubriaco, vacillerà come una tenda» (Isaia, 24, 18.20). E allora? C’è una parola che il Signore ci ha detto una volta per sempre attraverso il profeta Isaia: «Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace (…) con affetto perenne ho avuto pietà di te» (Isaia, 54, 10.8). È questa la risposta alle vostre domande: la bontà, l’affetto, la tenerezza del Signore. Non dubitate di essa, e sarete salvi. «Colui che cammina (ancora) nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore e si appoggi al suo Dio» (Isaia, 50, 10). Continua a leggere

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Carlo Caffarra e i cresimandi

“Domenica 18 marzo i nostri ragazzi con i loro genitori accompagnati da Sofia e Chiara hanno aderito all’invito del Cardinale di incontrare tutti i cresimandi della Diocesi. In effetti, la Cattedrale di San Pietro e la Basilica di San petronio erano davvero piene, la prima dei ragazzi, la seconda dei genitori. Il cardinale ha pregato insieme con loro e ha rivolto parole di incoraggiamento ai genitori in questa straordinaria avventura educativa. La caoticità della giornata non consente sempre di cogliere il valore di incontri del genere. In realtà, giornate come queste rendono evidente come l’appartenenza alla stessa Chiesa guidata dal Vescovo, vero e unico ministro del Sacramento della Cresima, rende contemporaneo a noi l’incontro con Cristo vivo e presente nel Suo Corpo. I ragazzi, con la Cresima, acquisiranno, infatti, la piena maturità di amare e servire la Chiesa vivendo in essa l’annuncio di Gesù”.
 

Comunicato stampa Carlo Caffarra

In relazione allo spettacolo “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” offensivo della Persona del Cristo e del sentimento religioso dei fedeli cattolici, di prossima programmazione a Casalecchio di Reno, il Cardinale Arcivescovo comunica:

 Dall’insulto alla sua Madre, rivoltole nella nostra città alcuni anni or sono, si passerà ora ad una rappresentazione teatrale obiettivamente blasfema nei confronti di Gesù e del suo Volto Santo.

 Siamo sdegnati e addolorati, come cittadini e come credenti. Come cittadini nel vedere che l’esercizio della libertà espressiva non conosce più neppure i limiti del rispetto dell’altro. Come credenti nel vedere inserito il Volto Santo – il quale gli angeli desiderano guardare – in uno spettacolo indegno, offensivo, e obiettivamente blasfemo e sacrilego. Sacrilegio è anche trattare indegnamente i simboli sacri, così come la bestemmia si estende anche alle sante immagini.

Vengono a mente le parole della Scrittura: “poiché hanno odiato la sapienza e non hanno amato il timore del Signore […] mangeranno il frutto della loro condotta e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni” [Pr 1,29.31]. 

Dio continui ad usarci misericordia, anche quando giungiamo perfino al disprezzo del dono più grande che ci ha fatto: il suo Figlio unigenito.

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Primo giorno di scuola: La nascita dell’io

Mi pare di ricordare che De Amicis in quel suo romanzo “Cuore” dicesse che “maestro è la parola più dolce dopo quella di padre”. La sensazione più evidente, persino al di là delle straordinarie coordinate educative proposteci, è di avere un maestro. Uno che al mattino ha assicurato a tutti gli insegnati che la mattino presto, nelle sue preghiere ha sempre un ricordo particolare per i genitori e gli insegnanti. C’è uno che ha premura e ha cura di noi. Uno che “parla con autorità” e per questo ci commuove e ci coinvolge.

Qualcuno l’ha definita una lezione magistrale ed in effetti, quella di qualche giorno fa, in un Teatro a Bologna gremito in ogni suo ordine di posti, ha il sapore di una prodigiosa e preziosa parola. Quella, appunto, di un maestro.

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RICORDANDO LA VISITA DEL CARDINALE Carlo Caffarra

Al termine della S.Messa, Don Massimo ha presentato la Comunità al cardinale con queste parole…
 

“Eminenza Rev.ma, 

siamo grati e riconoscenti nell’accoglierLa nella nostra Comunità del Sacro Cuore di Castel Guelfo.

In questo anno sacerdotale, mi sembra una provvidenza poterla avere tra noi perché l’episcopato altro non è che il massimo grado del sacro ordine sacerdotale. Il Curato d’Ars azzardava dire “Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente”. Mi pare che nell’accoglierla noi riceviamo l’esuberanza divina che ha posto tutta la ricchezza della Redenzione in un uomo perché a tutti sia offerta la salvezza. Scusi, Eminenza, se mi permetto, ma la sua stessa presenza, prima ancora che le sue parole, costituisce la prima catechesi di cui abbiamo bisogno. 

Ora dopo questo primo necessario richiamo al gesto che stiamo compiendo, desidero ringraziarLa di avermi inviato in questa comunità parrocchiale e di avere Lei stesso benedetto il mio ingresso il 02 dicembre del 2007. Sono un sacerdote felice colmo di ogni bene divino, oggetto di una cura e di una benevolenza sproporzionata da parte di questa parrocchia. Certo non mancano difficoltà e prove, ma non posso ridimensionare il bene ricevuto, che quotidianamente sperimento. 

Per prepararci a quest’incontro abbiamo svolto un’assemblea parrocchiale in gennaio in cui è emerso, con un po’ di sorpresa, una certa vitalità pastorale. Tutto questo si innesta su di una comunità – l’ho riscontrato  sin dall’inizio del mio arrivo – di chiara impronta cattolica. E qui, Eminenza, non posso non ricordare la figura di don Luciano Sarti la cui santità ha senz’altro pervaso come un profumo soave tutta un’area del nostro territorio. Allo stesso modo, non posso non ricordare don Armando Nascetti, fondatore della scuola che costituisce una delle ragioni del tessuto cristiano della nostra popolazione. Come non ricordare ed essere grato per la presenza quasi cinquantennale di don Pietro Guerra e don Attilio Tinarelli ai quali si deve lo sviluppo della scuola parrocchiale e la riconciliazione delle fratture negli anni successivi ai tumulti della guerra. La liturgia domenicale è sempre molto partecipata e ben curata così come anche la Liturgia feriale. Ci sono alcune tradizioni molto radicate, tra le quali, in particolare, le 40 ore che caratterizzano ormai da secoli la vita di questa comunità. Anche le ultime che abbiamo solennizzato durante la settimana Santa sono state un’occasione di entusiasmo popolare attorno all’Eucarestia. Certo, non possiamo nascondere che il paese è radicalmente mutato e molte famiglie giunte da pochi anni non le partecipano e neppure le conoscono. Ritornando a quell’assemblea di gennaio, la prima dal mio arrivo, si è constatata la ricchezza di proposte e di iniziative. Si pensi alla nascita recente dell’attivissimo gruppo delle Amiche di S.Teresa, bambine dai 5 agli 11 anni o al gruppo Caritas per sostenere famiglie in difficoltà economiche. Si pensi anche alle numerose iniziative culturali che ciclicamente si tengono. In questo percorso, costituisce un grande aiuto la presenza delle Piccole suore di Santa Teresa che per iniziativa di don Enrico Petrucci, mio ultimo predecessore, hanno aperto una casa a Castel Guelfo là proprio dove la loro fondatrice, Sr. Maria Antonietta Zanelli ha avviato la scuola e l’Oratorio. E proprio quest’ultimo è al centro del nostro interesse per il bene dei ragazzi e delle famiglie.  Continua a leggere