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Dieci parole per aprire la vita Castel Guelfo

dieci parole per aprire la vita

Vi racconto una storia. Due anni fa, si svolse a Bologna una missione per le strade universitarie che coinvolse centinaia di giovani. In quell’occasione accompagnai alcuni giovani di Guelfo ad alcuni incontri introduttivi di un percorso che pian piano li seduceva e li affascinava. Si trattava di una catechesi sui dieci comandamenti, o meglio, le dieci parole. Ogni settimana, questi giovani si davano appuntamento e partivano per Bologna. Ogni settimana per un lungo periodo.
Con loro, anch’io. Ho studiato, conosco i dieci comandamenti, ne ho parlato molte volte, ma mai li ha conosciuti come in quelle settimane. Sono rimasto anch’io stupito di come mi abbiano coinvolto e fatto crescere nella mia fede consegnandomi domande, risposte, desideri che era un pezzo che non provavo.

Mi sono ritrovato con piacere a ritrovare il senso più vero di Dieci Parole che Dio ha scritto per Israele e per me.

Benigni qualche settimana fa ha tenuto due importanti puntate sui dieci comandamenti “Sono le parole più belle del mondo. Sono uno più bello dell’altro e hanno segnato la vita di tutti. Sono di una bellezza che non si consuma”.

Luigi, un giovane di Guelfo, ha scoperto, con stupore di non essere solo a sentire il desiderio di mettermi in ascolto per cercare di colmare un senso di vuoto.

Ripensando a quando iniziai mi accorgo d’essere stato povero, avevo bisogno di risposte sul mio quotidiano di vita. Ma di questo bisogno all’inizio non ero pienamente consapevole”.

Un cammino non semplice sia per la durata che per il fatto che le parole, le parole divine, fanno anche male per poi aprire alla vita. “Come tutte le cose – continua Luigi – per imparare occorre avere costanza e perseguirle, non si può fare tutto subito.

E poi ci vuole qualcuno che ti aiuti, altrimenti non si impara niente di nuovo”.

Silvia, una giovane della campagna di Castel Guelfo dice: “Consiglierei a tanti di fare questo percorso perché scopri che non si tratta di “comandamenti”,

ma di parole che parlano di te che ti aiutano a conoscere te stesso e Dio”.

Il percorso si rivolge a tutti. Ai giovani che sono da sempre i destinatari di ogni attenzione privilegiata della Chiesa, ma anche agli adulti che desiderano riscoprire un annuncio per sé. A chi è vicino alla vita di fede e a chi è lontano, o si ritiene tale, e per curiosità vuole ritrovare “in un linguaggio concreto,

essenziale ed accattivante” un incontro con le Sacre Scritture il libro più bello non fosse altro perché “l’autore è anche autore dei lettori e sa che siamo pieni d’Infinito” (Benigni). Insieme a me, ci saranno alcuni amici sacerdoti, tra cui don Massimo parroco di Conselice che ha seguito il corso a Faenza, contemporaneamente a me. E come me, è rimasto coinvolto nella bellezza di queste catechesi.

Come da Castel Guelfo andavamo a Bologna, così anche da fuori si può partecipare al corso.

Concretamente, il percorso si terrà a Castel Guelfo a partire da domenica 25 gennaio, per ogni domenica, alle ore 20 nella Chiesa parrocchiale. Il luogo non spaventi nessuno, ma non abbiamo altro ambiente in cui raccoglierci. Solo è consigliabile venire con un quaderno e una penna.

Quegli appunti possono tracciare parole nuove che aprono la vita per renderla più vita.

dieci parole per aprire la vita

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PERÒ IL PERÙ!!!

Il 20 giugno andrà per sei mesi in missione in Perù. Da tempo aspettava di poter partire. Dove di preciso non lo sa ancora.

Quando scenderà dall’aereo le verrà detto a quale missione sarà destinata. Federica, conosciuta da tutti come Feffe, ha preso la maturità nell’estate scorsa. Quest’anno sta svolgendo il servizio civile presso un asilo nido. Nel frattempo, ha conseguito il diploma per insegnare a nuotare. Nella nostra parrocchia, è catechista dei bambini di II elementare, è stata animatrice di Estate Ragazzi e per un anno ha tenuto aperto l’Oratorio, un pomeriggio alla settimana. Da qualche anno, è cambiata. È successo qualcosa che l’ha resa più inquieta, ma anche più felice.

Tutto è cominciato quando alcuni ragazzi hanno tenuto un incontro a scuola. Le hanno parlato dei poveri, del Perù. Di Dio.

Non sono mai stata credente…era proprio una cosa che non mi interessava. Incontrando persone come questi ragazzi ho iniziato a desiderare di vivere una vita piena come la loro. Mi parlavano di Gesù non solo con le parole, ma con la loro vita. E così, ho spento la testa, ho aperto il cuore, ho cercato di farmi guidare e pian piano ho iniziato ad entrare in Chiesa, ad inginocchiarmi, a pregare. Mi sono avvicinata a Gesù, ho messo da parte me stessa, ho provato a mettere davanti gli altri. Non è sempre facile…Sono stata fortunata ad aver incontrato un cammino buono come quello dell’Operazione MatoGrosso. Mi aiuta a rendere concreti i miei desideri. Vorrei non sprecare la mia vita, essere felice, vivere una vita semplice…per questo ho bisogno di tenermi stretta tre cose: il sorriso, la preghiera, la carità”.

Mercoledì 11 giugno alle 20 presso l’Arca chi vorrà, potrà salutare Feffe ad una cena ad offerta libera il cui ricavato doneremo a lei, per i poveri che incontrerà. Mercoledì 18 alle 20 insieme al gruppo dell’OMG che Feffe ha incontrato, celebreremo la Messa in quella che loro chiamano la “despedida”, l’addio. La rivedremo a dicembre. L’accompagneremo con la preghiera perchè là sulle Ande non si senta mai sola.

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IN MISSIONE CON GIOIA – GIOVANI IN ALBANIA

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RITORNA ESTATE RAGAZZI!!!

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CAMMINARE INSIEME – Bollettino parrocchiale n.3 Maggio 2013

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“MIRACOLI” DI AGNOLI F. E TANEL G.

Resurrezione Lazzaro

Giotto – La Resurrezione di Lazzaro

Miracolo. Si parla ancora di miracoli.

In copertina, la resurrezione di Lazzaro che Giotto ha realizzato nella cappella degli Scrovegni a Padova. Al centro, maestoso, il Cristo che con un semplice gesto della mano richiama alla vita l’amico Lazzaro, fetido, avvolto da bende nauseabonde. Lo stupore e l’indignazione, la meraviglia e lo scetticismo, la fede e la perplessità si mescolano sui volti dei personaggi attorno alla scena principale. Nella piccola immagine pittorica di Giotto c’è tutta la posizione dell’uomo su Dio e la possibilità di un suo agire, straordinario, tra gli uomini.

Miracoli

“MIRACOLI” di Agnoli Francesco e Giulia Tanel

“Miracoli” (ed. La Fontana di Siloe, 2012, pag. 133, euro 14) è un libro a due mani, quelle di Francesco Agnoli e Giulia Tanel. Due mani come quelle che occorrono all’uomo per riconoscere “l’irruzione  del soprannaturale nella storia” che, del saggio, ne è anche il sottotitolo.

La  prima è quella della razionalità. L’uomo, dotato di ragione, non può non cercare attraverso quest’attributo che lo distingue tra gli animali il senso di ciò che vede, constata, verifica. Non può non ricondurre dentro un orizzonte di senso tutto ciò che è e accade.

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Intervista a Francesco Scalzotto

L’ho conosciuto nel 2006. A Berceto. O meglio a qualche incontro di  preparazione prima, ma è indubbio che il ricordo più vivo risale ad un campo nell’appennino tosco-emiliano. I miei ragazzi, erano solo due. Allora, ero parroco di San Martino. Eppure, quei giorni trascorsi a Berceto li ricordi come tra i più belli del mio sacerdozio per le amicizie che sono nate. Francesco Scalzotto, oggi ha 25 anni. A quel campo era un giovane educatore di Budrio. Non ho ricordi particolari di lui se non che al responsabile del campo rivelai, senza alcun elemento significativo, che Francesco aveva “luce”. Che in lui, mi sembrava di scorgere, quasi di intuire il segno della predilezione. Il segno di una chiamata. Nell’intervista che ho fatto a Francesco, mi stupisce la risposta che ha dato alla memoria di quel campo. Mentre lui era nell’indifferenza scialba di chi ancora non distingue, il Signore lavorava. Quando due anni fa, Francesco venne a Castel Guelfo mi comunicò una notizia di quelle che non scalano le pagine dei giornali, ma che entrano nel cuore della Chiesa. “Entro in Seminario”. Confesso che non ne sono rimasto sorpreso, se non per la pazienza di Dio che ha i suoi tempi.

Francesco Scalzotto

Le risposte a queste domande sono il racconto di una stupefacente seduzione.

 1.      Francesco raccontami qualcosa di te…Di dove sei e cosa hai fatto prima di entrare in Seminario? Quali esperienze hanno segnato la tua giovinezza?

 Sono nato a Medicina e sono cresciuto a Budrio, non poi molto lontano da Castel Guelfo. Sono entrato in seminario a 22 anni. Prima ho fatto le scuole a Budrio e mi sono maturato nell’estate del 2006.
Ho giocato a pallacanestro qui a Budrio, ma essendo 1 e 70 scarso non potevo pretendere troppo tra gli spilungoni del parquet. Però mi piaceva  e ho giocato per più di dieci anni.
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