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Bollettino novembre 2016

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IN MISSIONE CON GIOIA – GIOVANI IN ALBANIA

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CSI Centro Sportivo Italiano Don Massimo Vacchetti

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CAMMINARE INSIEME – Bollettino parrocchiale n.3 Maggio 2013

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INTERVISTA A RITA ZUCCHINI

Rita ha 23 anni. Il sorriso è quello di una ragazza furba. E’ un volto sornione e buffo. Gli occhi sono quelli di un cartone animato giapponese. Un manga. Ha un foulard al collo nonostante ci sia già una temperatura primaverile.  E’ laureanda in scienza dell’educazione sociale. Da qualche mese ha intrapreso la via della consacrazione verginale. Appena terminata la serata trascorsa a testimoniare la sua fede e la sua scelta radicale mi confida: “Ora che ho conosciuto questa strada, avrei voluto percorrerla molto tempo fa…Mi chiedo come mai tante ragazze non entrano. Eppure, non mi sono mai divertita come ora. Sono libera. In pace.” Rita ha sempre vissuto la sua fede nella piccola parrocchia di San Biagio a Poggio Grande, frazione di Castel San Pietro Terme. “Un’isola felice” dice lei. Con lei c’è Lorenza, una ragazza di 34 anni. Anche Lorenza, cresce in un contesto fortemente caratterizzato dalla fede. “La mia famiglia ha dato alla Madre Chiesa molti sacerdoti e sorelle”. Eppure, la fede incontrata e ricevuta in famiglia ha bisogno di molti passaggi e testimoni prima di raccogliersi in una risposta. “Per me è stato decisivo trovarmi in un vicolo cieco in cui tutto ciò che mi ero costruita mi è parso all’improvviso niente. Mi sentivo infelice. E così ho preso sul serio Cristo. Ora che l’ho rincontrato non lo mollo più”. E’ odontoiatra. Collabora in attesa di definire in maniera definitiva la sua scelta in noviziato.

A Rita ho posto alcune domande perché quello che ha trasmesso ai giovani raccolti in canonica per la settimana comunitaria che da tre anni si tiene sia offerto anche a chi ieri sera non era presente. Nelle risposte si avverte il profumo di chi è innamorata e ha incontrato uno per il quale vale la pena dare la vita. Ad un certo punto, le scappa detto la parola che in un contesto di giovani, anche se cattolici, non è bene pronunciare. “Clausura”. Dopo un primo momento di imbarazzo risponde: “In effetti, anche a me faceva un po’ paura quest’ipotesi perché mi sentivo, mi sento attratta dalla vita attiva, ma se uno è di Cristo non ha paura  a donargli la vita intera e neppure la clausura fa più paura. In effetti, con quel sorriso, Rita non ha nulla da temere. Piuttosto, ha molto da dare e da dire.

Rita Zucchini

1.      La fede. Sembra qualcosa di “inutile” o per lo meno di astratto. La parola fede ci suggerisce qualcosa di indefinibile. Qualcuno definisce la fede come un salto nel buio, altri una certezza, altri vedere ciò che non si vede… Cos’è la fede per te?

Dunque… la fede è innanzitutto un dono che riceviamo, ma è anche la mia risposta all’incontro con Gesù. Si tratta di un atto di fiducia,.. per usare una metafora la fede è come una candela accesa in una stanza totalmente buia. Nonostante la dominanza del buio, la piccola candela con la sua luce fioca ma fedele, permette di intravedere qualche superficie, qualche oggetto, qualche luccichio,… così è la nostra fede, non può vedere il Mistero come una stanza illuminata a giorno, ma può far intravedere e gustare qualche presenza. Solo quando saremo accolti in paradiso quella candelina lascerà spazio alla vera Luce che non tramonta e noi potremo vedere le meraviglie di quella stanza!

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LETTERA DI PASQUA 2013

Lettera alla Comunità Pasqua 2013

Carissimi fratelli e sorelle,

buona sera!

E questa è davvero una sera buona, una notte buona, una notte bella, una notte potente e luminosa.

“Questa  è la notte che salva, su tutta la terra, i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e della corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei Santi. Questa è la notte in cui Cristo spezzando i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro (…). Di questa notte è stato scritto: la notte splenderà come il giorno e sarà fonte di luce per la mia delizia”.

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CAMMINARE INSIEME – Bollettino parrocchiale Marzo 2013

Camminare Insieme versione definitiva

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Il Papa e le Ceneri. Pensieri di un parroco di campagna.

L’inizio della Quaresima è uno di quei giorni che più di altri chiede di guardare a che cos’è il cristianesimo. Questo giorno ci introduce in un tempo che culmina nella passione, morte, sepoltura di Cristo. “Patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì, fu sepolto” recita il Credo. Noi ci avviamo per una strada di giorni che conduce alla croce di Cristo. Eppure, questa è la sua vittoria. “Discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò da morte”. La Croce è la sua Gloria. Ciò che appare la fine, è l’inizio della vita nuova. All’origine del cristianesimo non c’è un’affermazione di potenza, ma una sconfitta. Non un possesso, ma una rinuncia. Non un guadagno, ma una perdita. San Paolo direbbe “Tutto considero spazzatura, una perdita pur di guadagnare Cristo”. La croce di Cristo è una sconfitta, una rinuncia, una perdita eppure è la Gloria del Padre. In quella croce sono appesi i nostri nomi. In quella croce sono appesi i nostri peccati. In quella croce è appesa la nostra salvezza.

Quest’affermazione assurda per cui dalla morte ne scaturisce la vita, dalla croce la vittoria, dalla rinuncia il guadagno prende il nome di paradosso. Il cristianesimo corre sul filo di un paradosso, ossia un fatto il cui significato contraddice ciò che appare.  Il paradosso è una verità opposta a ciò che comunemente crediamo. Noi cristiani siamo chiamati a credere diversamente da ciò che crede il mondo. Il mondo crede che il potere sia possedere, il cristianesimo, a partire dalla croce di Cristo, crede che sia perdere. Il mondo crede che vero guadagno sia prendere, il cristianesimo crede sia lasciare. Nell’anno della fede, rinnoviamo questa paradossale certezza.

Mi ha fatto bene entrare nella Quaresima perché ho potuto rielaborare un profondo sconforto, se non addirittura dolore, dovuto alle dimissioni del Papa. Confesso che sono rimasto smarrito e sgomento. Ho avuto paura (in realtà sono ancora pieno di timore) e mi sono sentito abbandonato. Il Papa non è il capo, il principale dell’azienda Chiesa. Il Papa è un padre. Lo chiamiamo Santo Padre. Il Papa non è un accidente della vita del cristiano. Non è un elemento marginale o irrilevante. E’ elemento decisivo perché il cristianesimo è il seguire Uno. La fede non è qualcosa di impercettibile e intangibile. E’ seguire Uno. E quest’Uno si manifesta nella Chiesa che nel Battesimo mi fa incontrare Gesù e poi, nell’ascolto della Sua Parola e della parola del Magistero mi accompagna ad una piena conoscenza di Cristo. Forse dovremmo tutti aver sentito un senso di smarrimento perché se viene meno chi sta davanti come facciamo a sapere di camminare bene? Il Papa ci sta davanti come segno di Cristo buon Pastore. Guadando a lui, uno sente le parole che Gesù rivolge a Pietro – “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno” – sono vive e vere. Ascoltando la sua parola, uno ha la certezza di ascoltare la Parola. Continua a leggere

La risposta al desiderio che la vita non sia priva di senso

desiderio che la vita

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IL CAMPANILE DI FINALE EMILIA NEL PRESEPE GUELFESE

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TESTIMONIANZE DI VITA COMUNITARIA

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15 settembre 2001 – 15 settembre 2012

In occasione della mia ordinazione
sacerdotale composi questa preghiera. La scrissi di getto una sera, nella mia
chiesa parrocchiale di San Benedetto. Davanti a me, la Pala d’altare
raffigurante la Madonna Addolorata. Non ci avevo mai fatto caso. Eppure, quell’immagine
evidentemente mi ha guardato per gli anni in cui giovane avevo cominciato a
ricevere l’Eucarestia ogni giorno nella S. Messa del mattino. Quell’immagine
costituiva una profezia del giorno in cui sarei stato ordinato, il giorno dell’Addolorata. In questa pietà, tra quelle braccia di madre, mi sono visto figlio. Sacerdote.

Maria, donna della speranza, ti vedo piangente sopra questo altare con in grembo Gesù come quando lo abbracciasti la prima volta nella notte di Betlemme: ti vedo Madre.

Prima di emettere lo Spirito ti disse: “Donna ecco tuo figlio” e ti fece Madre mia di tutti Madre. Mi metto come Cristo sulle tue ginocchia figlio. Accoglimi e guardami sempre.

A te consacro il mio cuore, a te consegno, mediatrice di ogni grazia, ogni cuore che la Misericordia del Padre vorrà affidarmi. A te confido ogni timore, ogni mia attesa e tu Madre mia, prega con me e per me peccatore adesso e nell’ora della morte. Amen