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Lettera alla comunità

Pasqua

Carissimi amici, le parole di Matteo “dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana” sembrano descrivere, cronologicamente, questa stessa nostra liturgia pasquale. E’ già domenica. Se l’alba non è ancora sorta, il sole di Cristo è già risorto. La notte è spezzata. Il buio, anche se prevale ancora l’oscurità, è già vinto. Il Signore rischiara di una luce tenue, ma decisa la tenebra della notte, il buio delle nostre notti. Se anche i fattori di oscurità e di lamentela, di scetticismo e di contrarietà prevalgono, sappiate che sulle nostre vite la luce della Risurrezione non ci lascia nella paura e nel dubbio. “Non abbiate paura. So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E’ risorto….” . Il Crocifisso è risorto. Uscendo, guardate ancora una volta quello stupendo crocifisso di San Damiano davanti a cui il giovane Francesco si è inginocchiato commosso perché mai aveva ricevuto in modo così chiaro e limpido la notizia del Vangelo. Anche la sua notte, la notte di Francesco, come di chi non sa che cosa fare della propria vita, attraversata dalle nubi di chi ha l’impressione di aver sbagliato tutto fino ad ora, fatta di silenzi come se nessuno avesse da rivolgergli una parola vera, improvvisamente fitta di voci di rapaci pronti a condannarlo, interrotta da incubi e ansie, viene rischiarata dalla visione di quell’immagine. Il Crocifisso è risorto.

Questa carissimi è la grande e decisiva notizia, quella cioè che costituisce, al fondo di tutte le cose, la nostra gioia. La gioia cristiana dipende da questa certezza. Il Signore è vivo. Come olio che galleggia sull’acqua, il Cristo emerge. Non solo Lui per se stesso. Emerge in ciascuno di noi. Nessun timore più domini. Gesù, il Crocifisso, non è rimasto tra i morti, prigioniero di colui che della morte deteneva il potere, ma è diventato Signore, Signore dei vivi e dei morti, dei cuori spezzati e feriti, Signore mio e mio tutto. Ha sconfitto il diavolo per sempre e ora vivo, ci guida come buon pastore ai pascoli della vita eterna. Non sono solo parole di consolazione. Sono la certezza che un popolo ha sperimentato. Guidati dal Risorto, molti uomini e donne, hanno vissuto la vita con una gioia traboccante e non certo perché non hanno avuto prove e sofferenze.

Noi, in quest’anno, abbiamo incontrato gente semplice e normale che ha vissuto la gioia del Vangelo. Abbiamo dedicato un tempo alla gioia e Papa Francesco ha scritto il suo primo documento alla gioia. A Settembre, abbiamo conosciuto i genitori di Giulia Gabrieli, una ragazza di 14 anni, morta di tumore con la gioia certa di entrare nella vita. Molti hanno letto la storia di Chiara Corbello “nata per non morire mai più”, capace di donare se stessa per offrire vita.  Abbiamo partecipato della travolgente gioia di Cinzia e Matteo e del figlio atteso quanto insperato; abbiamo goduto del coraggio baldanzoso di Gabriele ed Alma nel decidere di sposarsi pur in mezzo a tante precarietà. Tra i giovani abbiamo incontrato Giuseppe e Francesca e la semplice gioia di vivere la vita cristiana nelle fatiche quotidiane o quella missionaria di Federica che sceglie di donarsi ai poveri del Perù per alcuni mesi. Abbiamo goduto della gioia di Dino, un clown che con la terapia del sorriso porta i malati a non pensarsi solo malattia. Abbiamo ascoltato Elena, preside di una scuola di Bologna che è venuta nella nostra scuola materna per raccontarci la gioia di educare o don Andrea la cui meditazione sulla gioia ha introdotto la Madonna di Loreto in Parrocchia. Ecco, la Madonna di Loreto è stata con noi un mese intero rallegrandoci e raggiungendo con la sua materna protezione tutte le mamme, quelle allora in attesa e quelle che hanno vissuto il dolore di un aborto spontaneo.

Guardiamo anche ai sacerdoti che in quest’anno ci hanno fatto visita e ci hanno aiutato a vivere la fede con questo speciale tratto della gioia.  Mi viene in mente l’entusiasmo del Vescovo delle Cresime, Mons. Tinti, la gioia del Vescovo che ci ha guidati nella preparazione al viaggio in Terra Santa, Mons. Verrucchi, lo stupore del nostro Cardinale nel partecipare alle 40 ore. Le belle testimonianze, gioiose e giocose, di Ambrogio e Douglas, i frati che ripetutamente mi hanno sostituito la domenica o anche ad Ottobre la meditazione tenuta da don Andrea proprio sulla gioia in occasione dell’arrivo della Madonna di Loreto in Parrocchia.  Insomma, se ripenso a quest’anno, vedo volti belli che ci hanno accompagnato e ci hanno mostrato prima ancora che con le parole, con il volto e la vita che Dio è fedele alle sue promesse e offre il centuplo a chi si fida e si affida a Lui. Non solo tuttavia persone che vengono da fuori a testimoniarci questa bellezza e questa gioia. Ho appena terminato il percorso delle benedizioni tra Castel Guelfo e Crocetta e il più delle volte tornavao a casa con l’impressione di una santità diffusa. Papa Francesco la chiama la “classe media della santità” ossia quella silenziosa, semplice, intima e umile santità che contraddistingue tante persone che conducono una vita lieta, paziente, certa. Non possiamo non ricordare, in questo anno, una persona che ci aiuta a vivere grandemente la vita cristiana con una gioia sorprendente e che è divenuto familiare a tutti: Papa Francesco. Non a lui, però, va il nostro sguardo, ma a Gesù, segreto e forza della sua gioia sacerdotale.

Cosa voglio dirvi carissimi, con questa carrellata di nomi? Che il cristianesimo è un’esperienza. Non sono dei comandi e neppure delle cose da fare o non fare. Il cristianesimo è un incontro con Gesù che solo può cambiare la vita. Solo l’amore con cui siamo amati ci cambia.

La Pasqua sia per noi la sorgente di una gioia che, di domenica in domenica, cambia la nostra esistenza. Cambia la nostra comunità.

Infine – ogni anno, nell’occasione di quest’annuale lettera – vi comunico alcuni sogni, alcuni progetti:

–          A livello educativo, non sono partiti, per mancanza di educatori, due gruppi: quello delle medie e quello dei giovanissimi. Mi sembra molto grave che in una comunità cristiana così difficilmente si trovino non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti una disponibilità missionaria per raccogliere i ragazzi e farli camminare nella vita cristiana. Che i ragazzi dopo la Cresima non siano lasciati a loro stessi, non può essere una preoccupazione del parroco. E’ una premura della comunità cristiana. Se perdiamo questa missionarietà, perdiamo il Vangelo. Vorrei che a settembre emergessero delle disponibilità a servire Dio, nel servizio ai ragazzi. Tra questi progetti c’è anche quello di valorizzare di più e meglio l’oratorio. Per questo è nata due anni fa l’Associazione “Tutti dentro l’Arca” che ha proprio questa missione. Il 1 maggio sarà la e festa dell’Arca perché l’Oratorio possa essere un luogo di riferimento per tutti. Per i più grandi e per i più piccoli, per le famiglie e per i ragazzi.

–      A fronte di una maggiore richiesta ed esigenza di bisogni a causa della crisi, non corrisponde un altrettanto capacità di solidarietà. Per quanto abbia constatato la generosità di questa comunità, mi chiedo se la nostra comunità viva una carità attenta e solidale. Il cardinale ce lo ha lasciato come impegno nella sua ultima visita. Tradizione, eucarestia e carità. La carità, oltre che a livello educativo, sia l’orizzonte continuo del nostro sguardo cristiano. Una carità che sappia essere segno di comunione in un contesto di relazioni sociali e familiari sempre più sfibrato e risentito.

Da parte mia, vedo che gli impegni si moltiplicano. Per quanto moltiplichi le forze, mi accorgo che senza l’apporto vivace e consapevole di tanti non potrei fare assolutamente niente. La grande avventura del Vangelo, oggi, più che un tempo, appartiene alle famiglie, ai laici. San Francesco che ci ha guidati, in questo anno, con la sua santità, non era un sacerdote. A Lui, in quel contesto storico in cui non mancavano certo le vocazioni, il Signore ha chiesto di ricostruire la sua Chiesa. Oggi il Signore ci insegni a essere portatori di “pace e bene”. Aiutiamoci vicendevolmente a servire il Signore che attende di essere conosciuto e amato in un modo continuamente nuovo.

La Pasqua che Francesco d’Assisi ha vissuto non solo come celebrazione liturgica, ma come esperienza viva nella sua carne attraverso le stigmate sia quella grande gioia che come un sole che sorge, porti luce e bellezza nella nostra vita.

Il Signore è vivo!

Buona Pasqua

 

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15 settembre 2001 – 15 settembre 2012

In occasione della mia ordinazione
sacerdotale composi questa preghiera. La scrissi di getto una sera, nella mia
chiesa parrocchiale di San Benedetto. Davanti a me, la Pala d’altare
raffigurante la Madonna Addolorata. Non ci avevo mai fatto caso. Eppure, quell’immagine
evidentemente mi ha guardato per gli anni in cui giovane avevo cominciato a
ricevere l’Eucarestia ogni giorno nella S. Messa del mattino. Quell’immagine
costituiva una profezia del giorno in cui sarei stato ordinato, il giorno dell’Addolorata. In questa pietà, tra quelle braccia di madre, mi sono visto figlio. Sacerdote.

Maria, donna della speranza, ti vedo piangente sopra questo altare con in grembo Gesù come quando lo abbracciasti la prima volta nella notte di Betlemme: ti vedo Madre.

Prima di emettere lo Spirito ti disse: “Donna ecco tuo figlio” e ti fece Madre mia di tutti Madre. Mi metto come Cristo sulle tue ginocchia figlio. Accoglimi e guardami sempre.

A te consacro il mio cuore, a te consegno, mediatrice di ogni grazia, ogni cuore che la Misericordia del Padre vorrà affidarmi. A te confido ogni timore, ogni mia attesa e tu Madre mia, prega con me e per me peccatore adesso e nell’ora della morte. Amen

Elementare…Davvero Elementare!!!

Pronti per un nuovo anno di Estate Ragazzi???

In ascolto

In ascolto

“Ascolta al presente, amerai al futuro”… questo lo slogan della duegg Destino nella casa canonica Santa Margherita sopra Fontanelice.

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Abbiamo lavorato sul tema dell’ascolto. I nostri ragazzi, come noi educatori, viviamo immersi in una confusione notevole: mille input, tantissimi stimoli, miriadi di esperienze diverse ed accattivanti… ma alla fine quante entrano davvero dall’orecchio e raggiungono la nostra coscienza? Tra sentire ed ascoltare c’è una bella differenza!! Quante cose entrano nell’orecchio! Quante scendono nel cuore?
Così, una volta sbarcati in questo scenario molto bello sulle colline dell’appennino imolese, ci siamo calati attraverso un piccolo gioco dentro alla questione che ci premeva. Bendati, i ragazzi dovevano raggiungere i loro compagni che li chiamavano dovendo perciò fare molta attenzione alla voce, in mezzo a tante altre voci.
Nei gruppi i ragazzi hanno riflettuto.

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JMJ 2011 – I ricordi più belli

Firmes en la fé – GMG 2011 MADRID

Erano i giovani che alcune settimane fa hanno partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù e all’incontro con il Santo Padre Benedetto XVI.
Riviviamo l’esperienza passo dopo passo.