Archivi del giorno: 7 novembre 2016

Crocetta Hercolani: 30° Anniversario posa prima pietra

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“Un paese, grande o piccolo che sia, senza la casa di Dio vicina alla casa degli uomini non si può nemmeno chiamare paese”.
Don Ugo aveva le idee chiare. La borgata di case nella quale il Vescovo lo aveva mandato non poteva nemmeno avere la dignità di paese finchè non fosse stata realizzata una Chiesa.
Occorrevano però due caratteristiche:
• che fosse una casa di Dio;
• che fosse vicina alle case degli uomini;

Una casa di Dio
Per cosa esiste una Chiesa? Scontatamente diremmo: “Per pregare”. L’esperienza ci dice che, in realtà, non sempre è così. Molte chiese, le più belle, le più solenni, oggi sono luoghi turistici. Non erano certe nate per questo, ma si sono ridotte a tabernacoli di bellezza artistica, architettonica, scultorea…Di fatto sempre piene di turisti e sempre più vuote. Molte altre, invece, sono per lo più aule in cui raccogliere le persone domenicalmente, ma in cui il caos e il chiacchiericcio non la distinguono dalla piazza. Semmai, sono una piazza al coperto, magari pure riscaldata…

Il Signore è, in tanti luoghi di culto, il grande assente.

Don Ugo, avvolto dalla preghiera, ha costruito, insieme alla sua gente, una chiesa che prima di tutto fosse una Casa di Dio. Un luogo in cui incontrare, nel silenzio, Dio e lasciarsi incontrare dal Mistero che fa nuove tutte le cose ricolme di Lui. La Chiesa di Crocetta non ha niente di bello. Non ha una struttura architettonica degna di ammirazione. Non ha opere d’arte che rapiscano lo sguardo. Non ha niente. Eppure, nel suo semplice complesso, ha tutto: una croce, il tabernacolo, l’immagine della Madonna, un altare, un fonte battesimale, l’ambone, un confessionale. Soprattutto, le sue mura di cemento sono impregnate di Ave Maria e di Pater Noster che sono il collante più antisismico che ci sia per le pietre vive che la abitano e la sorreggono. C’è un’esperienza trentennale in cui i mattoni sono stati levigati dalla preghiera umile, perseverante, contagiosa di un prete di campagna e della sua comunità.

La Chiesa di Crocetta e la sua comunità sono davvero una Casa di Dio in cui si respira il profumo di Cristo e si avverte la dolce presenza di Maria.

Vicina alla casa degli uomini
La Chiesa voluta da Ugo prende il nome da un incrocio e da una famiglia: Crocetta Hercolani. Un crocevia di strade, di traffico, di affari, di gente in movimento, di persone che si fermano al ristorante, di parenti che passano a visitare i loro anziani ricoverati presso la Casa di Riposo vicina. Un crocicchio di parrocchie, di Vicariati, di Diocesi…Una Chiesa neppure vicina, ma sfacciatamente in mezzo alla vita degli uomini, eppure anche così discreta che puoi non accorgertene. Coinvolta nell’affanno dell’esistenza di tanti, così come allo stesso tempo, pudica e solitaria. Una Chiesa che è folla e deserto al contempo. Una Chiesa fatta di famiglie semplici che porta il nome, nel suo dna, dei signori di questi poderi per ricordarci che le signorie di questo mondo o si sottomettono al Signore dei Signore o sono destinate alla dimenticanza. Una Chiesa che porta il nome di Santa Croce per dire a tutti, compresi i distratti viandanti delle strade, che c’è Uno che è morto per dare la vita ed è risorto perché tu impari a morire.