Esta es la juventud del Papa


Esta es la juventud del Papa

Nel  1997 al termine di un’intensa e spossante settimana parigina con i giovani del mondo, mi ero detto – giovane seminarista – “Mai più una GMG”.

E ho tenuto fede a quel proposito. Nel 2000 non sono stato a Roma in occasione della stupenda GMG del Giubileo. Ho mancato deliberatamente nel 2002 Toronto e Colonia nel 2005. E infine, ho saltato nel 2008 Sidney.

A Madrid, sì. Ho ceduto. E’ stata la premura verso i ragazzi a farmi recedere dal proposito antico. Ai 31 ragazzi di Castel Guelfo che hanno accolto la provocazione  si sono accostati anche 30 giovani di Trento che con noi han condiviso questa indimenticabile esperienza. Francesco, il capogruppo di Trento, ha scritto qualcosa su questa avventura che qui riporto.

Mi limito a dare qualche ulteriore nota.

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Il giorno dell’arrivo del Papa le strade si sono ricolmate di gente che con una gioia incontenibile lo hanno atteso per ore cantando mentre la gente dai balconi, sopperendo alla mancanza di organizzazione, ci buttava gocce d’acqua per stemperare il caldo del sole e del contatto fisico con la folla.

Mi domandavo: “Chi attendono questi giovani? Per chi sono arrivati qui? Per chi hanno compiuto sacrifici? Per il Papa? Per un uomo? E che cosa ha da dare quest’uomo? Che cosa può dare di così prezioso da meritare l’attesa, l’arrivo, la gioia di tanta gente?

Mi sono venute in mente le parole che il Manzoni mette in bocca all’Innominato nella notte dell’inquietudine, dopo il sequestro di Lucia. Questi, infatti, sente un
baillame giù per le strade e, avendo inviato un bravo a domandare cosa stesse
accadendo, impara che è arrivato in città il Vescovo e tutti corrono da lui.

“Per un uomo! Tutti premurosi, tutti allegri, per vedere un uomo! E però ognuno di costoro avrà il suo diavolo che lo tormenti. (…) ma cos’ha quell’uomo per render tanta gente allegra? Qualche soldo che distribuirà così alla ventura… Ma costoro non vanno tutti per l’elemosina (…)Oh, se le avesse per me le parole che possono consolare!

Non per un uomo, ma per ciò che quell’uomo è segno. E’ segno di Cristo presente. Certo, buona parte di quei giovani non sono partiti con questa certezza e con questa coscienza. Eppure hanno seguito qualcuno che li ha invitati. E’ come se avessero avuto, anche lontanamente, l’intuizione o la speranza che quell’uomo rivelasse loro parole più grandi di quelle di un uomo. Un uomo che li facesse “volare” ad alta quota. Un uomo che non dicesse le banalità del mondo, ma li portasse all’incontro con Gesù.

Non si comprende Madrid se non si intuisce che nel cuore dell’uomo e nel cuore di questi giovani c’è un infinito desiderio di Dio. Molto più di quanto non osiamo immaginare. Un’irriducibile speranza di non essere figli del caso o del caos, ma figli amati, prima ancora che dai genitori, da Dio. Figli di un progetto e di un disegno. Figli amati e chi-amati ad amare. Nel cuore di un giovane c’è questa insopprimibile attesa di Uno di cui nessuno ci ha mai promesso l’arrivo. Eppure c’è. Il cuore di un giovane è questa domanda di infinito e questa attesa piena di speranza, primariamente, che la vita abbia un senso. E per ciò valga la pena essere vissuta con la consapevolezza di vivere qualcosa di eterno.

Perché altrimenti osannare un uomo vestito di bianco che nessuno conosce personalmente e che l’opinione massmediatica dipinge come antipatico e retrogrado? Perché mai una moltitudine di giovani (come neanche mai Giovanni Paolo II ha sperimentato) lo attendeva se non perché il Papa è “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”? Ciascuno di quei giovani, quando torna a casa, avrà problemi di lavoro, qualche decisione da prendere, gli studi da scegliere, l’affettività…eppure non si attendeva che il Papa risolvesse i loro singoli e acuti problemi del vivere. Era come se riconoscesse nelle sue parole una possibilità altra, una prospettiva più alta da cui guardare la propria vita e le proprie circostanze dolorose e faticose.

Silvia, una delle giovani del gruppo, nella sera della verifica, il giorno seguente alla grande veglia stremante per il sole cocente e disagevole per la pioggia battente e improvvisa, ci ha confidato il suo stupore per come gli altri popoli avessero per questo uomo un affetto grande. Sentire un argentino o un irakeno gridare “Viva il Papa” è sicuramente una cosa che meraviglia. Il Papa che ci sembra nostro perché vive in Italia e lo vediamo spesso in tv, in realtà è meno nostro di quanto non immaginiamo. Molti popoli hanno solo lui a ricordarli nella preghiera e a farne memoria pubblicamente da quella sua finestra, megafono per il mondo che non ha voce, l’unico a difenderli dalla prepotenza dei potentati economici e finanziari, dalle superbie e dalle angherie militari, dalle intolleranze di certe ideologie…

Il Papa. Un uomo, certo, ma anche un amico. Dei giovani. Mi ha scritto un sms Daniele: “Che grande uomo! L’unico che dedica tre giorni ai giovani e per i giovani”.

E’ proprio vero! Qualcuno ha mai invitato i giovani a vivere giorni così straordinari come questi? Qualche presidente? Qualche grande rockstar? Il  Papa, sì. E’ giunto mercoledì nella Piazza Cibeles ed è stato a Madrid a confessare alcuni giovani, a celebrare la vittoria di Cristo sulla croce con una straordinaria Via Crucis; ha resistito con noi al temporale di sabato e la mattina seguente mentre noi tutti eravamo ancora a dormire in quell’immensa camera da letto a cielo aperto che era Cuatro vientos, è venuto a ricordarci che quello è il giorno del Signore, la domenica.

I giovani lo hanno compreso. Con una coscienza ancora incerta, senz’altro. Con una convinzione ancora da crescere, senza dubbio. Eppure si sono riconosciuti in un canto che mi commuoveva ogni volta: “esta es la juventud del Papa”. E’ il desiderio, di fronte alla polverizzazione e alla precarietà del vivere, di appartenere. Una vita senza un’appartenenza è come uno di quegli uccelli che ha perso la rotta e i compagni di viaggio, e appollaiato su di un filo della luce si domanda: “Ed ora che faccio?”. Il cuore di un giovane non potrà smarrirsi se continuerà a guardare oltre le burrasche e il sole asfissiante a quella meravigliosa compagnia che Cristo ci ha dato che è la Chiesa, davanti alla quale ha posto a guidarla uno, Pietro, che ha avuto il coraggio di dirgli “Tu sai tutto. Tu sai che ti voglio bene”.

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3 risposte a “Esta es la juventud del Papa

  1. maria trapani gioeli

    sono d’ accordo in tutto con giuseppe: possiamo dire che con questo servizio abbiamo partecipato anche noi a questo grandioso evento con tanta emozione e gioia constatando che il Signore opera, attira e ama in modo presente e sempre coinvolgente; grazie don massimo perchè malgrado l’ età e le miglia che ci separavano, attraversoil tuo servizio abbiamo vissuto con voi questa meravigliosa esperienza.

  2. Anch’io ho la pelle d’oca.
    sono sicuro che questo servizio è di don massimo: stupendo, favoloso, con le foto e il commento fa capire tutta l’importanza di questo evento straordinario e nello stesso tempo ti coinvolge e ti fa essere presente sul posto a condividere la gioia e la speranza di trarre tutto il meglio per capitalizzarlo al fine di poterlo avere come prezioso aiuto nei giorni a venire, nelle difficoltà che ti troverai a dover superare nel prossimo futuro.
    Don Massimo è un mito: sempre presente in tutti gli eventi grandi e piccoli; è sicuramente uno a cui si può far sempre riferimento.
    Grazie Signore per avercelo dato e fa che ce ne siano tanti come lui: la Chiesa ne ha certamente bisogno.

  3. ho la pelle d’oca!

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