17 marzo 2011 – Festa dell’Unità d’Italia


La Parrocchia di Castel Guelfo festeggia

i 150 anni dell’Unità d’Italia    

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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 Omelia della festa dell’Unità d’Italia

E’ indubbio che le ragioni della festa siano tali che questo giorni meriti di essere solennizzato. Anche la comunità cristiana con questa liturgia e preghiera, gioisce davanti a Dio e agli uomini per il dono dell’unificazione, in un solo Stato, del popolo italiano.

Un popolo – il popolo italiano – particolarmente benedetto e pieno di grazia divina se è vero che da sempre, ben prima dell’unificazione, è ammirato da tutti i popoli per l’originalità e creatività di tutte le arti e le scienze. Per la fede, la speranza e la carità che Dante nella seconda cantica della Divina Commedia, il Purgatorio, simboleggia attraverso l’abito verde, bianco e rosso di Beatrice che saranno poi scelti appunto come i colori della nostra bandiera.

E’ altrettanto vero che il clima di festa è come strozzato e turbato.

Da un alto, ciò che avviene in Giappone, ossia un popolo umiliato dalla natura e atterrito da ciò che l’uomo stesso ha costruito, ci lascia come attoniti e impensieriti; dall’altro, una situazione di difficoltà del nostro stesso popolo che si protrae da ormai diversi anni e di cui non si vede ancora l’uscita. Un malessere non solo relativo all’economia, ma più ancora evidente nell’incapacità di accompagnare i figli alla comprensione della vita (per la prima volta forse, i figli chiedono ai loro padri pane e ne ricevono pietre); nell’incapacità di costruire il bene della famiglia; nell’ incapacità di avere un’idea di bene e di male perché tutto è sempre uguale a niente; nell’incapacità di avere un ideale perché in realtà, prevale l’individualismo e il cinismo “dell’ognuno pensi a se stesso”. Infine, ormai drammaticamente, si è assottigliata l’idea della bellezza della vita, per cui l’esistenza non pare più un’immensa certezza, ma anzi un immensa precarietà lavorativa, affettiva, spirituale.

Valgono per noi, come per il popolo italiano di allora, le parole dell’Inno di Mameli: “uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore, rivelano ai popoli le vie del Signore”. Sì, perché circostanze come questa possono ridestare il desiderio di ritornare ad aver coscienza di essere un popolo e non solo un insieme di persone ognuna coi propri diritti da rivendicare e pochi doveri da osservare. E solo se c’è il desiderio del bene, il riconoscimento del bene dell’altro, sarà possibile che il Signore ci indichi la strada.

Ringraziamo quindi Dio del dono dell’unità e domandiamo di essere continui edificatori di un ideale che non può mai ridursi a qualcosa di scontato.

Carissimi, il Vangelo – vera anima del popolo italiano e della nostra storia, origine di quell’originalità italiana e connettore di ciò che di bello, buono, vero e giusto esiste nel nostro paese – ci suggerisce questa mattina quell’atteggiamento di fiducia e di senso del limite che è il pregare: “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”.

Pregare richiede l’umile coscienza di sé di fronte a qualcosa che è più grande, qualcosa davanti alla quale mi si palesa la mia piccola natura. Non si addice, forse, al momento che vive il popolo giapponese e a noi tutti, di fronte al fatto enorme del maremoto e poi nell’attuale angoscia che avvenga l’irreparabile emissioni di radiazioni nucleari, non si addice la preghiera che la regina Ester, nella prima lettura? Ester eleva a Dio alla vigilia di una possibile tragedia una preghiera a protezione del popolo d’Israele: “Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un’angoscia mortale. Si prostrò a terra con le sue ancelle da mattina a sera e disse: «Tu sei benedetto, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso all’infuori di te, o Signore, perché un grande pericolo mi sovrasta.
(…) Ora, Signore, mio Dio, aiuta me che sono sola e non ho nessuno all’infuori di te. Liberaci dalla mano dei nostri nemici, volgi il nostro lutto in gioia e le nostre sofferenze in salvezza».

Allo stesso tempo, la preghiera rivela che in Dio si può contare perché, oltre che onnipotente, è buono e provvidente. La preghiera è quel gesto di chi ha una positiva certezza. Un figlio chiede al padre perché sa che il padre, il proprio padre è buono.

“Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!”

C’è una preghiera che in questa ricorrenza vorrei riprendere a voce alta. E’ la preghiera di San Francesco, il Cantico delle Creature. San Francesco è patrono d’Italia e questo suo componimento tutti noi lo ricordiamo, oltre che per la straordinaria suggestione, anche perché costituisce il primo testo della letteratura italiana. Siamo nel 1226, 635 anni prima dell’unificazione! Se solo avessimo un frammento della certezza immensa frutto delle fede, della carità e della speranza di Francesco, le paure, pur comprensibili per la nostra esistenza piccola e meschina, svanirebbero dinanzi alla bontà del Creatore. In questa preghiera di lode, Francesco chiama “frate” e “sora” le creature. Le può chiamare così in modo così arditamente personalistico perché le riconosce “figlie” di un Dio buono e provvidente. Non è possibile dire “Fratelli d’Italia” se non a partire dal riconoscimento che siamo figli di un Dio che è Padre d’Amore.

Guardando al tricolore ci vengano in mente le virtù teologali che in Francesco, in Santa Caterina da Siena come in tutti i santi della nostra storia italiana hanno reso più bello il nostro popolo consegnandoci un patrimonio di santità, di bellezza, di carità. Qualunque sia il giudizio storico di eventi così complessi come il Risorgimento, possiamo domandare nella preghiera un di più di fede, di speranza e di carità perché il nostro popolo partecipe della Risurrezione di Cristo, si renda protagonista di un nuovo risorgere.

Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so’ le laude, la gloria et l’honore et omne benedictione.
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messer lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’ mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po’ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.

2 risposte a “17 marzo 2011 – Festa dell’Unità d’Italia

  1. Che artisti!
    Vorrei segnalare anche il bel reportage radiofonico dei ragazzi delle medie di Radio Immaginaria. Potete ascoltare la registrazione dell’intera serata, commentata e musicata su: http://www.spreaker.com/show/radio_immaginaria
    Ciao

  2. che ignorante..geniale!

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