Finalmente Africa…


Nairobi

Dopo alcuni giorni a Nairobi, finalmente Africa. Dopo aver sorvolato sopra Istanbul ed essere giunti a Nairobi, non vediamo l’ora di vedere l’Africa.
Nairobi è una capitale. Nairobi è traffico come neanche Napoli, nelle ore di punta, raggiunge.
Nairobi vuol dire palazzi e grattacieli su uno dei quali il “Kennyatta center” siamo saliti in cima per una visione da mozzafiato.
Nairobi è la Cattedrale e iI Parlamento.
Nairobi vuol dire enormi cartelli pubblicitari e centri commerciali.
Nairobi sono i musei e i suoi parchi dove puoi incontrare come fosse un amico familiare un facocero e degli scimpanzè…accanto a te.
Nairobi significa agenti di sicurezza a guardia di ogni ingresso e di ogni cancello perchè evidentemente significa anche deliquenza.
Nairobi sono i quartieri ricchi dove le suore hanno una bellissima casa, ma anche slums, ossia quartieri di decine di migliaia di persone in attesa di un futuro diverso, per il momento certi di un presente fatto di baracche.
Due giorni che sono stati come un incipit. Un modo per entrare in Africa a bagnomaria, senza ancora immergervisi dentro. Un ingresso cauto. Dovevamo abituarci a tante cose…al piccolo fuso orario, al cibo con le sue interessanti novità, all’inglese (don Massimo ha celebrato una Messa in inglese senza alcun preavviso e possibilità di ripassare la pronuncia), alle zanzare e ai letti con la zanzariera…
Due giorni strani, da turisti, con la consapevolezza di non esserlo… Due giorni necessari ad accorgerci che il tempo, da queste parti, ha un altro valore e la calma più della fretta è la costante di ogni iniziativa (Piuma e Squillo lo hanno capito alla grande, mentre noi che guardiamo l’orologio in loro attesa evidentemente no…!).
Avevamo bisogno di capire che Africa non significa necessariamente sole e caldo e neppure che tutto costasse poco. Insomma Nairobi è Africa, ma ci pare troppo vicina a casa nostra. Molte cose ci ricordano ancora il nostro mondo e il nostro modo di pensare.
Siamo venuti in Africa per vedere un altro mondo e raccogliere altre visioni del mondo.
Siamo venuti per vedere la missione e pensarci in missione.
Siamo venuti per vedere che il mondo ha bisogno di noi e che noi abbiamo bisogno di tutti, specialmente dei più poveri per sentirci un pò meno ricchi anche noi…


Che Africa sia! Dopo un ultimo pranzo da “turisti” in un bellissimo scenario con davanti a noi delle piccole cascade, partiamo con due mezzi. Un pulmino guidato dall’amico autista Peter, un uomo con il sorriso stampato in faccia e una guida tranquilla (da noi lo avrebbero già arrestato un paio di volte…), l’altra è una vettura delle suore, un jeep comodo e spazioso. Ci dirigiamo verso Meru, una regione montuosa ad oltre 2000 metri. In quella terra a quasi sei ore d’auto da Nairobi, ci sono tre case delle Piccole Suore di Santa Teresa.
La prima sosta è prevista a Machaca dove risiederemo sei giorni. Machacha in swhaili significa “problemi”. Se non avessimo intuito per quale ragione fosse chiamata così, lo avremmo capito appena arrivati da queste parti… Il viaggio, pur essendo lungo, è molto suggestivo. Lungo le strade si dipanano piccoli o grandi mercati ad alcuni dei quali ci fermiamo poter far compere di frutta strepitosa nei colori e nelle forme, nei sapori e negli odori. La vegetazione cambia in continuazione passando da un verde tropicale con alti alberi ad una terra, quella del Meru, a vegetazione bassa con terra molto rossa, passando per terre ingiallite dal sole. Lungo l’asfalto, continuamente, la gente cammina. Anche quando non ci sono all’orizzonte paesi o centri abitati. Si intuisce che il cammino è parte della vita di questa gente. Camminano. Da qualche parte devono andare. Non si sa dove, ma di certo lontano. All’ora di chiusura delle scuole, intere scolaresche di bambini e ragazze con le loro divise scendono in mezzo alle strade. Anche I bambini più piccoli. Non ci sono genitori ad attenderli e probabilmente molta strada per tornare a casa è davanti ai loro occhi. Percorriamo anche noi con commozione e stupore, con meraviglia e passione la strada che ci sta dinanzi. In macchina preghiamo la Madonna per questo mondo che non conosciamo e che pur ci pare in un certo qual modo di conoscere. In fondo, queste persone cercano ciò che io stesso cerco andando in Africa, la gioia della vita. “Mi sembra di essere in un documentario, ma in questo ci sono anch’io”.
Il paesaggio, pian piano che ci allontaniamo dalla capitale e ci avviciniamo a Meru è via via più povero. Si abbandonano del tutto i segni della città con le sue presunzioni e le sue certezze. Anche le chiese che vediamo lungo la strada sono più semplici e modeste. Le case sono in lamiera se non in legno. Poche sono le abitazioni in terracotta. Quando arriviamo sono le sette di sera. Sono almeno sei ore che siamo in macchina e, nonostante la strada sconnessa, non siamo particolarmente stanchi. Dopo due giorni abbiamo forze e desiderio grandi. Ciò che abbiamo incontrato e ciò che ci attende, specialmente i bambini orfani di cui ci hanno parlato, ci mette entusiasmo. La strada dove voltiamo per arrivare definitivamente a Machacha è sterrata. Una buca dopo l’altra. Ha piovuto da poco e la via principale prende il nome di River Road, ossia diventa il letto di un fiume, appena la pioggia diventa torrenziale. Si aprono i cancelli della struttura che ci ospita. Ci rassereniamo molto. L’ambiente delle suore è meraviglioso. Un’oasi in mezzo alla povertà. Un’area grande e verde capace di accogliere centinaia di persone. Tutto è ben curato. Si vede il grande lavoro delle suore, la cura tipicamente teresiana di fare le cose con amorevolezza. Le suore ci attendono con i loro canti e ci fanno sentire attesi e desiderati. In realtà, siamo che noi eravamo in attesa di vedere loro e questa loro realtà. Stiamo bene. I bambini stanno già dormendo. La suora li prende in braccio. Filomena si sveglia. Non ha due anni, ma già capisce che non deve piangere se non vuole svegliare i suoi piccoli compagni di letto e spalanca gli occhi. Scuote la testa come per dire “evviva” e poi, ci sorride.
Finalmente Africa! Anche se pure qui, attraverso Internet, siamo molto vicini al nostro mondo…

Tramonto

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4 risposte a “Finalmente Africa…

  1. mi connetto solo oggi su internet (e non scrivo dall’Africa!) quindi ci metterò un po’ a mettermi in pari. Però voglio leggere questo diario a poco a poco, senza sbirciare la “fine” che è l’oggi! Cercate ma siete attesi, attendete ma cercate, è sì il viaggio è sempre una scoperta in primo luogo di se stessi. Bello questo momento di condivisione, grazie! del resto sono anche convinta che serva anche a voi per fare un po’ di riordino. Un viaggio senza “ripensamenti” non ammucchia dicono i giapponesi, svanisce nel nulla. Ecca

  2. La descrizione particolareggiata è entusiasmante, ci sembra anche a noi di vivere insieme a voi questa esperienza. (vorremmo essere li con voi).
    Adriano Teresa Carlotta San lazzaro

  3. Grazie! E’ bello essere partecipi della vostra splendida esperienza!!!. Un saluto a tutti i giovani, e in modo speciale a suor Sarah e alle su consorelle che vi accolgono.

  4. SIETE BELLISSIMI ci AVETE COMMOSSO! VORREmmo ESSERE LI CON VOI .. UN abbraccio grande a tutti,E FORZA!! ELISA E NORMA DA SAN LAZZARO

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