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Maria di Nazareth con nonni e nipoti

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Maria di Nazareth

Manifesto Madonna Nazareth

Manifesto Madonna Nazareth

Chiesa di San Martino

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Serata testimonianze: Intervista ad Emanuele

La serata testimonianze apre la festa della Famiglia. Le persone che incontriamo non sono dei super eroi. Li incontriamo perché attraverso il racconto della loro vita ci pare di riuscire ad accorgerci che è possibile vivere da cristiani. E’ possibile vivere avendo uno davanti agli occhi che sta compiendo questa fatica e sperimentando una gioia. Emanuele è un giovane come tanti se ne incontrano. Uno che ha vissuto distratto, divertendosi fino a che non ha scoperto che quell’allegria aveva il sapore della sabbia in bocca. In una notte di sesso, ha scoperto il senso. Da gaudente, è divenuto amante. Amante di Cristo, amante della Chiesa, amante di chi ancora Cristo non lo conosce. La sua intraprendenza entusiasta lo ha portato a bussare alla porta del Vescovo di Bologna chiedendogli di far uscire la Chiesa dalle sacrestie e investire le risorse migliori in una missione in mezzo ai giovani universitari. Marco e Rossana, sono due giovani sposi di Crocetta. Non è lontana, Crocetta. E’ Castel Guelfo! La loro è la storia di chi ha incontrato Cristo attraverso don Bosco, nella gioia di un oratorio, nella cura dei giovani e dei ragazzi, nel dono di sé, del proprio tempo a che nelle parrocchie si respiri lo stile di don Bosco. Li abbiamo incontrati perché se le parole si dimenticano, i volti no. In questa intervista abbiamo cercato anche di fissare alcune parole e la loro esperienza. Papa Francesco sogna una Chiesa in uscita, una Chiesa che sappia rischiare. Una Chiesa che sappia incontrare l’uomo dove vive e sappia dire ancora una volta che l’unico Salvatore è Gesù Cristo, morto per i nostri peccati e risorto per farci partecipi della Sua Vita.

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Emanuele, per prima cosa, chi sei?
Ho 34 anni, lavoro in un ditta grossa di Bologna la Manutencoop, sono un diplomato come perito termotecnica e questo mi permette di svolgere la mia mansione di responsabile tecnico di adeguamenti impiantistici ed idraulici nei plessi pubblici tipo scuole o uffici comunali. Collaboro spesso con studi tecnici con l’obbiettivo di eseguire il lavoro bene e raggiungere le certificazioni degli organi competenti tipo vigili del fuoco o Inail. Un lavoro stimolante che faccio con piacere.

Cos’è successo nella tua vita da disarcionarti dalle tue sicurezze e vanità?
Vedi, io ho vissuto come il mondo suggerisce. A trent’anni, mi trovavo in viaggio per il Brasile il “paese dei balocchi” per festeggiare i miei 30anni
Ero con amici e fantastichiamo sul come organizzare la mia festa di compleanno e ci ripetiamo che sarà’ unica e memorabile!!!! Continuo a ripetermi che i 30 anni si vivono una volta sola. L’aeroplano finalmente decolla e per me ha inizio il calvario, infatti :
Non era la prima volta che andavo in Brasile. Ci ero stato sei anni prima. Tanti divertimenti ma alla fine prevaleva la nostalgia. Ad ogni modo, lascio la mia Bologna nella ricerca sempre più disperata di un’ emozione. A Fortaleza l’amore e’ ovunque, qui posso ritrovare un po’ di relax, sesso, sole, musica e sane serate di ballo estremo.
Da vacanza con “sesso” diventa un vacanza con ”senso”. Durante il viaggio, provo una certa inquietudine, una tristezza…ripenso a mio fratello SEBASTIANO morto quindici anni prima. Non ne parlo troppo…
Dopo poche ore dall’arrivo, mi trovo in camera con una donna stupenda che si chiama come me : ”Emanuela”. Breve chiacchierata e ci ritroviamo a fare l’amore, a far sesso. Mi succede qualcosa. Quel senso di inquietudine diventa un senso di schifo. Mi chiedo: “E’ QUESTO CHE VOGLIO?? IO SONO QUESTO??? STO MALE, VOGLIO CONOSCERE IL VERO AMORE! E SICURAMENTE NON E’ QUESTO ..NON LO SO CHE COSA !!!!….BASTA!!!.”
La mattina arriva in mio aiuto, le tenebre sono passate. Dopo una sana colazione lei si veste e nel varcare la porta di casa si gira e mi dice: ” Tu non sei come gli altri, tu sei dolce, affettuoso e poi sembri alla ricerca di qualcosa; Tu cerchi l’amore!?!?!”
Nelle notti successive infatti sono uscito con altre ragazze con l’intento mio abitudinario di fare sesso e svagarmi, invece mi ritrovavo a condividere i loro problemi, le loro avventure e ad ammirare le foto della loro famiglia e dei loro bambini; quanti bimbi ! QUANTE RAGAZZE MADRE! Il mio cuore continua a ripetere : “EMANUELE CHE CI FAI ANCORA QUI ? EMANUELE BASTA !” FESTEGGIA IL TUO COMPLEANNO E TORNA A CASA , ANTICIPA IL RIENTRO E BASTA. Continua a leggere

Serata testimonianze: Intervista a Marco e Rossana

La serata testimonianze apre la festa della Famiglia. Le persone che incontriamo non sono dei super eroi. Li incontriamo perché attraverso il racconto della loro vita ci pare di riuscire ad accorgerci che è possibile vivere da cristiani. E’ possibile vivere avendo uno davanti agli occhi che sta compiendo questa fatica e sperimentando una gioia. Emanuele è un giovane come tanti se ne incontrano. Uno che ha vissuto distratto, divertendosi fino a che non ha scoperto che quell’allegria aveva il sapore della sabbia in bocca. In una notte di sesso, ha scoperto il senso. Da gaudente, è divenuto amante. Amante di Cristo, amante della Chiesa, amante di chi ancora Cristo non lo conosce. La sua intraprendenza entusiasta lo ha portato a bussare alla porta del Vescovo di Bologna chiedendogli di far uscire la Chiesa dalle sacrestie e investire le risorse migliori in una missione in mezzo ai giovani universitari. Marco e Rossana, sono due giovani sposi di Crocetta. Non è lontana, Crocetta. E’ Castel Guelfo! La loro è la storia di chi ha incontrato Cristo attraverso don Bosco, nella gioia di un oratorio, nella cura dei giovani e dei ragazzi, nel dono di sé, del proprio tempo a che nelle parrocchie si respiri lo stile di don Bosco. Li abbiamo incontrati perché se le parole si dimenticano, i volti no. In questa intervista abbiamo cercato anche di fissare alcune parole e la loro esperienza. Papa Francesco sogna una Chiesa in uscita, una Chiesa che sappia rischiare. Una Chiesa che sappia incontrare l’uomo dove vive e sappia dire ancora una volta che l’unico Salvatore è Gesù Cristo, morto per i nostri peccati e risorto per farci partecipi della Sua Vita.

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La cosa più bella e più grande non è tanto quello che fate, ciò a cui avete aderito, quanto a voi due, nel senso nuziale del termine. Come vi siete conosciuti?
M&R: Ci siamo conosciuti nel 2001 grazie ad un amico comune. Marco aveva una ragazza, non credente, e Rossana si era da poco lasciata con il suo “moroso” anche lui non credente. Ci siamo frequentati per alcuni anni come amici, e poi l’ amicizia si è trasformata in amore.

La vostra vita cristiana, immagino, sia cresciuta in parrocchia. Ci raccontate qualcosa della vostra esperienza cristiana negli anni della giovinezza? Chi è stato di aiuto alla vostra maturità cristiana?
R: Ho iniziato a frequentare la parrocchia col catechismo e non ho più smesso. Ho fatto parte del gruppo post-cresima e gruppo giovani ed in entrambi i casi gli educatori sono stati fondamentali nella mia crescita cristiana e un esempio da seguire. E’ grazie a loro, infatti , se in seguito e tuttora continuo a mettermi al servizio degli altri.
M: Ho frequentato la mia parrocchia di Crocetta da sempre. Andavo a catechismo e partecipavo tutte le domeniche alla S. Messa seguendo l’ esempio dei miei genitori. Facevo il chierichetto e finita la cresima ho continuato a frequentare la messa domenicale ma non partecipavo a nessun gruppo post-cresima. Chi è stato centrale per quanto riguarda la mia maturità cristiana è stato sicuramente Don Ugo che mi ha sempre dato un esempio di fede e preghiera molto vere. E’ lui che durante una confessione mi ha suggerito di cercare a Bologna, dove ho frequentato le scuole superiori e l’ università, un gruppo che mi potesse far esprimere al meglio la mia fede che era più rivolta “all’azione” che alla contemplazione che lui proponeva come esempio di vita cristiana.

All’ esperienza della parrocchia si aggiunge per Rossana e per Marco poi l’ incontro con la Comuntià della Missione di Don Bosco. Com’è avvenuto questo fatto?
R: Ad un certo punto tutti i “grandi” della mia parrocchia si erano sposati o avevano preso altre strade, ed io e poi altri coetanei non riuscivamo a coprire i “bisogni” della parrocchia. Così il parroco decise di chiamare in aiuto la Comunità della Missione di Don Bosco per far nascere l’Oratorio e in seguito seguire la catechesi. Ho cominciato a conoscere questa nuova realtà, a camminare con loro e a capire anno dopo anno che sarebbe stato il mio futuro.
M: L’ incontro con la Comunità della missione di Don Bosco è avvenuto, circa 10 anni fa, appunto grazie al suggerimento che mi ha dato Don Ugo. Tramite Rossana, che allora conoscevo grazie ad un amico comune, sono andato ad una giornata di presentazione della Comunità alle scuole Salesiane a Bologna. L’impatto è stato molto forte. Ho incontrato molti giovani che erano impegnati in attività, in realtà oratoriane a stretto contatto con bambini ed altri ragazzi di varie realtà. Un’altra cosa che mi stupì molto é stato il fatto che erano tutti laici, avevano sì un riferimento ad un sacerdote salesiano, ma erano laici che si impegnavano direttamente nelle attività e nella formazione secondo quelle che erano le linee formative e pastorali della Comunità.

Qual è stato, in questi anni, il vostro cammino all’interno della comunità?
R&M: Innanzitutto due parole per spiegare cos’è la Comunità della Missione di don Bosco. La CMB si occupa dell’educazione dei ragazzi, seguendo lo stile educativo di San Giovanni Bosco secondo la propria originale identità. E’ attiva in diverse nazioni dove è impegnata in vari progetti educativi per lo sviluppo integrale dei giovani e delle loro famiglie. La dimensione comunitaria è alla base dell’azione educativa; insieme si anima, si educa, si cerca di vivere con dedizione la vocazione salesiana. Ai giovani, in particolare, è proposto, sia in Italia, sia all’estero, un cammino di fede e di servizio ai bambini e ai ragazzi che si trovano in situazione di difficoltà.
Per noi è un cammino di continua formazione e crescita personale e di fede. Abbiamo cominciato facendo parte di un gruppo adulti che ci ha sensibilizzato sia a livello educativo che missionario, Rossana è stata anche animatrice all’oratorio, entrambi responsabili per diversi anni di gruppo giovani, insieme abbiamo anche intrapreso il cammino di “aspirantato” per aderire pienamente alla Comunità, e l’8 dicembre 2010 abbiamo emesso il nostro primo Atto di Dedizione (una sorta di voto) e rinnovato ogni anno. Quest’anno entrambi abbiamo incarichi più istituzionali.

Che cos’è un Oratorio? E’ sicuro che si tratti della risposta più attuale per le esigenze dei ragazzi, oggi?
R&M: L’Oratorio è il luogo dove i ragazzi e i bambini possono esprimersi liberamente e coltivare il senso di comunità e rispetto reciproco. Nell’Oratorio i ragazzi e bambini ricevono un esempio di impegno cristiano a favore dei più piccoli in modo da farli diventare, come diceva Don Bosco, “buoni cristiani ed onesti cittadini”. A nostro parere “l’idea di Oratorio” è più che attuale vista la situazione della nostra società moderna. L’Oratorio salesiano/cristiano è la risposta educativa che possiamo dare noi cristiani alla solitudine dei nostri giovani, all’arrivismo esasperato e all’efficientismo portato a fine di tutte le cose. Questo efficientismo imposto ai nostri ragazzi porta all’emarginazione degli “ultimi” ai quale però Papa Francesco, e Cristo, ci dice di andare.

Mi pare di capire che la vostro sia un richiamo all’evangelizzazione da parte di adulti che si compromettono con la vita dei ragazzi e delle famiglie. Cosa possono fare gli adulti che spesso risultano incapaci di seguire lavoro, famiglia e tutte le molteplici attività che ruotano attorno alla vita?
R&M: Gli adulti, e quindi parlo in primis per me, devono essere innanzitutto coerenti. Coerenza per me vuol dire “fare quello che si dice”. Questo è difficilissimo ma è l’ unica strada a mio parere perché l’esempio è “l’arma” più forte che possiamo dare ai nostri giovani. I giovani oggi non è che sono peggiori o migliori di noi, anzi a volte sanno molte più cose di quelle che noi sapevamo ai nostri tempi, hanno bisogno di “esempi” come quelli che ho avuto io: i miei genitori, Don Ugo, i miei amici di comunità. Il fatto di essere impegnati è quindi una conseguenza di questa coerenza. Tutto questo è facile? Assolutamente no, ma è che sia quello a cui siamo chiamati in quanto cristiani.

Caccia al tesoro……

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Omelie missionarie

Omelie missionarie: Una Chiesa in uscita
 

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata dei lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. (…) (Matteo 20,1-8)
La Parabola parla del Regno di Dio, ossia Dio e il suo Regno. Il Regno di Dio non è qualcosa. E’ Dio e la vita con Lui. Non quindi qualcosa che riguarda l’aldilà, ma l’aldilà e il l’aldiquà, ogni qual volta che vivi in comunione con Dio.
Per spiegare il Regno, Gesù parla di una vigna e della vendemmia che in questi giorni i nostri agricoltori stanno compiendo. Lavorare nella vigna è un’opera straordinaria. Significa collaborare alla gioia di tutti. Sabato ero ad un matrimonio e c’era vino. E uno si alza e dice: “Viva gli sposi!” e con sé aveva un bicchiere di vino. Quel vino, ad una festa di nozze venne a mancare e una madre premurosa gli sussurrò: “Non hanno più vino!” e con quella supplica, frutto di una spontanea osservazione, strappò il primo e più grande miracolo del Figlio di Dio: il vino, la sua abbondanza e la sua bontà.
Una sera, quello stesso uomo che molti cominciavano a intuire nascondesse qualcosa di meraviglioso, in una cena di misteriosi silenzi e gesti commoventi, in un ultimo momento conviviale con i discepoli, prendendo un calice colmo di vino disse: “Prendete e bevetene tutti, questo è il calice del mio sangue”. E non scelse acqua, ma vino. Scelse il pane. Avrebbe potuto scegliere acqua. Scelse il vino perché il vino è il segno della gioia. Drammatica e dolorosa, ma sempre immagine gioiosa della donazione di sé. Dunque, chi vendemmia – lui non se ne accorge – ma diviene collaboratore della gioia degli uomini. Appartenere alla vigna e far parte di questa prodigiosa raccolta è una benedizione, indipendentemente dal profitto che se ne ricava. Il frutto della gioia, meriterebbe che si vendemmiasse gratuitamente…
“Il Regno dei cieli è simile ad un padrone di casa”. Dio assomiglia ad uno che ha una casa ed esce. Non sta in casa. O meglio ci sta, ma esce. Rientra in casa per ben cinque volte e altrettante ne esce. Continua a leggere

Don Bosco: santo di periferia

Il 16 Agosto 1815 da una famiglia povera di contadini nasce don Bosco. Oggi è San Giovanni Bosco, ma duecento anni dopo viene più facile chiamarlo così.
Semplicemente don Bosco. È il destino di alcuni santi – come Padre Pio o Madre Teresa – la cui familiarità con la gente è tale che, anche da Santi, il nome non porta l’aureola.

Sin da piccolo, a nove anni, in forza di un sogno, il piccolo Giovanni Bosco intuisce che è con la simpatia, con la tenerezza, con la gioia che si annuncia la buona notizia del Vangelo di Cristo. Il cristianesimo non è un discorso, non è una noiosa sequenza di cose da fare o da non fare.
Prima di questo, il Vangelo è un incontro gioioso, allegro, musicale, scanzonato con il Signore Gesù.
Quando Don Bosco diventa sacerdote, Torino è entrata nel pieno della società industriale. Dalle campagne, molti ragazzi raggiungono la città per trovare lavoro e fortuna.
Per lo più incontrano miseria, sfruttamento, ignoranza.
Nessuno si prende cura di loro. Sono ragazzi sulla strada.
La loro casa è lì. Lì attendono che qualcuno li chiami a lavorare. Lì ritornano vivendo sbandati e offrendo violenza alla violenza che ricevono. La vita non è facile se non per chi è ricco, di nobile famiglia, borghese. Molti di questi giovani vengono incarcerati. Sono alla periferia della vita. Don Bosco raggiunge quella periferia. Continua a leggere